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Tuo/a figlio/a come impara?

Scopriamo insieme le 4 diverse modalità di apprendimento

Tempo di lettura: 5 minuti

 

Le preferenze percettive di ogni bambina e ogni bambino possono stimolare o rallentare la curiosità e gli apprendimenti.
Molti autori si sono occupati di queste tematiche e in modo particolare Fleming e Mills nel 1992 hanno elaborato il modello VARK (acronimo di Visual, Auditory, Reading/Writing, Kinestetic) che evidenzia tre particolari recettori sensoriali: vista, udito e cinestetico.

Ti sei mai chiesto/a, quando vedi tuo/a figlio/a giocare, quale canale sensoriale predilige per apprendere? Preferisce osservare, ascoltare o manipolare?
Possiamo dire che un/a bambino/a apprende nell’interazione con l’ambiente fisico e sociale, in modo particolare il suo comportamento viene modificato dalle esperienze che compie.

 

Quando un bambino è in un ambiente che vede per la prima volta hai mai osservato qual è la prima cosa che fa?
Esplora!
Il/La bambino/a, infatti, nasce già con la curiosità di scoprire e conoscere il mondo intorno a sé. Ogni qualvolta viene esposto/a a situazioni nuove si riattivano i sistemi della ricerca necessari per il benessere psicofisico. Il comportamento che puoi ritrovare nel/la tuo/a bambino/a è quello di un piccolo esploratore che si guarda attorno, tocca, muove, ascolta, osserva, sperimenta. Sta cercando di conoscere ciò che lo circonda utilizzando i propri sensi e attingendo alle esperienze pregresse.

Quando un/a bambino/a prende in mano un oggetto che vede per la prima volta lo osserva, lo studia. Cosa sta accadendo?
Riflette!
Come ci insegna J.Piaget il/la bambino/a apprende grazie a due processi cognitivi: assimilazione e accomodamento. Nell’assimilazione le informazioni raccolte durante l’esplorazione vengono acquisite in base agli schemi cognitivi personali preesistenti. Ad esempio, se un/a bambino/a prende in mano un modellino di automobile, immediatamente lo riconduce alla macro categoria delle automobili. Nell’accomodamento le informazioni nuove raccolte durante l’esplorazione modificano, invece, gli schemi cognitivi personali già esistenti. Ad esempio, se un/a bambino/a vede per la prima volta un trenino, non lo riconduce a nessuna macro categoria conosciuta, pertanto modifica le sue strutture per dare significato e far propria la nuova informazione.

 

Capita spesso che un/a bambino/a giocando con un giocattolo nuovo non attribuisca allo stesso le modalità di gioco previste ma elabori in modo creativo il suo utilizzo. Cosa sta succedendo?
Inventa!
Inventare, creare è una dote di pochi o può essere allenata? Quanto il contesto in cui vive il/la bambino/a e i materiali che gli vengono messi a disposizione possono potenziare le sue abilità creative? Un/a bambino/a può essere accompagnato/a a creare nuove idee, a giocare in modo nuovo generando soluzioni differenti. Può fare collegamenti e generare rapporti con oggetti che solitamente non sono in relazione fra loro e riorganizzare gli elementi che già conosce dando significati differenti.
Riprendendo ancora una volta gli studi di Piaget, sappiamo che è a partire dai circa i 18 mesi che il/la bambino/a nel gioco non solo manipola, scopre, costruisce ma anche immagina, crea, inventa. Si parla infatti di gioco simbolico ovvero, la fase in cui l’oggetto ludico si presta a nuove funzioni. Un esempio? Una forchetta diventa un aereo, un mattoncino diventa un telefono ecc. I bambini scoprono e attribuiscono agli oggetti nuove sfumature ludiche, inizia il gioco del “facciamo finta che?”.

 

È mai successo che tuo/a figlio/a stia giocando e alla visione di un altro/a bambino/a dica del suo giocattolo “è mio!”?
Ci sta comunicando che ancora non conosce la condivisione ed è il momento giusto per accompagnarlo/a a scoprirla.
La condivisione inizia nelle piccole cose di ogni giorno, facendo assaporare che condividere non significa perdere ma fare insieme. Solo così potrà pian piano scoprire il piacere di condividere con un/a amichetto/a la ricchezza di costruire un castello, una torre insieme.
Condividi con lei/lui e fai finta di bere il caffè che ti prepara. Dalla gioia di preparare il caffè si può passare facilmente al desiderio di condividere un gioco, un giocattolo, un’emozione.
Pochi piccoli accorgimenti da tenere quando tuo/a figlio/a gioca possano aiutarti a capire preferenze, bisogni e interessi che sostengono gli apprendimenti.
Ed ora pronti via andiamo a giocare!

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