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Il valore del contatto per il/la bambino/a

Il tatto è uno dei primi sensi che il/la bambino/a sviluppa nella pancia della mamma.

Il tatto ci permette di riconoscere un oggetto anche senza guardarlo.

Il tatto è uno dei sensi che ha l’organo ricettore di stimoli più grande di tutto il nostro corpo: la pelle.

La pelle protegge scheletro, muscoli e organi, è la parte di noi che per prima entra in con-tatto con un altro essere umano, cioè con il corpo materno ed è una postina instancabile dei messaggi che derivano dall’ambiente esterno.

La pelle, soprattutto, è l’unico organo di senso che ci dà reciprocità, cioè se io vengo toccato da qualcuno, nello stesso istante io stesso entro in contatto con quella persona.

Come allora non prestare attenzione a tutto ciò? Quanto la pelle ed il con-tatto con un/a bambino/a sono importanti? C’è un qualche legame con la sua crescita? Proviamo a rispondere a queste domande basandoci sulla recente letteratura scientifica.

 

Il valore enorme del con-tatto per il/la bambino/a.

Generalmente il primo istinto che una mamma ha, appena ha partorito, è quello di avvicinare le mani al/la proprio/a bambino/a, in modo delicato e rispettoso, per tenerlo a sé. Questo è il secondo contatto (il primo è avvenuto dentro la pancia) che lei ha con suo/a figlio/a fuori dall’utero materno.

È un momento speciale perché da lì comincerà tutta la conoscenza fra i due. Ovviamente anche per il papà è così, le sue mani toccheranno la sua pelle delicata permettendo il primo vero contatto tra i due, l’inizio quindi di una esperienza nuova per entrambi.

Attraverso la pelle passano una miriade di informazioni, basti pensare alla marsupioterapia,  cioè la tecnica molto semplice di appoggiare il/la neonato/a sul petto nudo del genitore, essa infatti viene utilizzata da diverso tempo ormai, in ambito perinatale, nei reparti di ostetricia-ginecologia; in alcuni ospedali viene inserita come tecnica assistenziale monitorata dall’equipe medica, anche nella Terapia Intensiva Neonatale per i/le prematuri/e, il contatto pelle a pelle infatti “non fa solamente bene” perché dona l’esperienza della vicinanza, ma perché avvengono plurime reazioni fisiologiche benefiche nel corpo del/la neonato/a che gli/le aumentano la possibilità di reagire meglio alla condizione della prematurità.

Se pensiamo poi alle carezze che il/la bambino/a riceve in maniera istintiva dalla mamma o dal papà si apre un mondo poiché esse non procurano solo piacere all’adulto, ma vengono innescate una serie di reazioni, proprio nel corpicino del/la piccolo/a che la scienza ha studiato approfonditamente (alcune di queste sono veramente strabilianti!). Proviamo a spiegare in modo semplice cosa avviene e quali effetti ci sono durante il contatto con i/le bambini/e:

  • I ricercatori perinatali, esperti delle reazioni che avvengono nei/lle bimbi/e di pochi mesi, hanno scoperto che esistono delle fibre nervose che sono sotto la nostra pelle le quali vengono attivate solo quando la cute viene accarezzata in quel punto, quindi con un movimento lento, dolce e continuativo. Esse portano un messaggio al cervello che, per dirla in modo semplice, dona piacere. Se nello stesso punto viene attivata, ad esempio, una semplice pressione, quindi senza “la dolcezza” della carezza, le stesse fibre non vengono attivate. Esse sono presenti in tutto il nostro corpo e fin dalla nascita.

In ambito perinatale viene definito “tocco” proprio questo tipo di con-tatto sulla pelle del bambino e si è visto che un/a neonato/a viene toccato/a con una media di 9 ore al giorno. Gli effetti benefici a breve termine sono incredibili:

  • il/la bambino/a si sente “contenuto”, si calma e si distende;
  • se il/la neonato/a viene appoggiato/a sul corpo del genitore il suo livello di attività cardio respiratoria “si regola” allo stesso ritmo di quello materno (già a poche settimane di vita);
  • la temperatura stessa del/la piccolo/a si regola in base a quella dell’adulto che lo sta abbracciando.

Gli effetti a lungo termine sono altrettanto significativi: il “tocco” positivo verso il/la piccolo/a, sia a livello di qualità che di quantità, così come è stato definito sopra, fin dalla nascita, si è visto essere correlato ad abilità e caratteristiche future del suo sviluppo psico-fisico: si è accertato un miglioramento nell’acquisizione del linguaggio, una riduzione delle problematiche emozionali e un miglior adattamento al contesto sociale (scuola e famiglia). 

 

Alcune riflessioni conclusive per i neo-genitori

Un “tocco positivo” per i/le bambini/e è fondamentale, qualche anno fa questo si poteva pensare solo a livello intuitivo, oggi è dimostrato a livello scientifico.

Il “tocco” rappresenta uno strumento incredibile e immediato per ri-stabilire un contatto dopo il lavoro e gli impegni quotidiani, con il/la proprio/a bimbo/a, soprattutto se esso è associato al parlare e al narrare. Uno studio infatti svoltosi recentemente ha infatti evidenziato come i/le bambini/e, anche molto piccoli/e, volgano la testa maggiormente proprio verso quelle parole che hanno ascoltato mentre venivano accarezzati o toccati.

Un/a neonato/a per crescere ha bisogno delle cure degli adulti, figure di riferimento che lo possano alimentare, cambiare, fornire una giusta temperatura ed un ambiente adatto a lui/lei; per “cure” possiamo intendere allora, alla luce di ciò che è emerso dalla recente letteratura scientifica, anche il con-tatto fisico: l’abbraccio, la carezza, il massaggio, la marsupioterapia, la vicinanza fisica non sono sicuramente di meno valore rispetto a tutto il resto delle attenzioni e delle premure di cui dovrebbe godere un/a bambino/a.

Concedete quindi al/la vostro/a piccolo/a un “tocco” positivo, concedetegli/le di sentire il vostro calore, non solo da ciò che fate per lui/lei, ma anche nel vero senso della parola, un calore che passa proprio attraverso la pelle e che arriva diretto al cervello e al cuore.

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