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Giocare insieme è più bello!

Tempo di lettura: 4 minuti

Il parco giochi come luogo di incontro

Perché è importante andare al parco?
Le relazioni sono vitali per la nostra salute e per il nostro benessere, questo ancor di più dopo un periodo di pandemia in cui le occasioni di relazioni sono venute a mancare.
Le relazioni sono fonte di confronto, di apprendimento, di emozioni e anche di gioco! Giocare insieme permette infatti di “mettersi in gioco” sotto tutti i punti di vista. Coinvolge la sfera socio-emotiva, cognitiva, comunicativa, motoria ecc. Spesso ci si dimentica quanto i bambini abbiano bisogno di giocare e quanto questo influenzi lo sviluppo delle loro potenzialità come le strategie di problem solving, la gestione emotiva, il processo creativo ecc.
Giocare vuol dire dare la possibilità ai bambini di “rigenerarsi” e di scoprire e riscoprire un ambiente nuovo e diverso dallo stare soltanto nella propria casa e allora perché non giocare all’aperto?

 

Il parco come luogo di incontro
La dimensione sociale è un aspetto fondamentale per la crescita e lo sviluppo di ogni bambino. Lo sviluppo sociale è influenzato dalle diverse esperienze di interazione, sia quelle con le figure educative significative sia quelle tra pari. Una relazione sociale si basa su emozioni e sentimenti ma anche sul fare, sul giocare insieme. Le relazioni sociali possono basarsi su legami affettivi “importanti”, ad esempio: “voglio andare al parco con il mio amico”, oppure possono essere di natura occasionale, ad esempio: condividere un gioco con un bambino appena incontrato al parco. Ciascuna esperienza di interazione permette di sviluppare e consolidare le abilità socio relazionali in quanto consente di esperire e gestire le emozioni che nascono dallo stare insieme.

Se al parco mio/a figlio/a litiga?
Nei contesti ludici è fisiologico che possa nascere il litigio tra pari. Cercare di evitare il litigio significa ostacolare un importante tappa dello sviluppo socio – relazionale. Il ruolo dell’adulto non è quello di “bloccare-evitare” ma accompagnare nella gestione emotiva e nello sviluppo del processo di autoregolazione. È importante quindi non intervenire, come un giudice che stabilisce di chi è la colpa, chi è che ha iniziato e finito, ma guardare i comportamenti del/la bambino/a come la manifestazione di un bisogno e accompagnarlo/a ad esprimerlo nella modalità più appropriata e funzionale.

 

Se non gioca con gli altri bambini?
Nella prima infanzia il gioco ha come finalità la scoperta di sé e dell’ambiente che lo/la circonda. Piaget infatti ci insegna che nella fase senso-motorio che va dalla nascita fino a circa i 18 mesi, il/la bambino/a prende gli oggetti, li manipola, e quindi il gioco si configura principalmente come percettivo motorio puro. Verso i 18 mesi compare il gioco simbolico (vedi articolo “Liberi di giocare: Tuo figlio/a come impara?”) un importante tappa si verifica quando i giochi simbolici da prima individuali diventano giochi sociali coinvolgendo dunque più bambini. Pertanto il gioco individuale potremmo considerarlo “propedeutico” allo sviluppo del gioco sociale. Anche in questo caso il ruolo dell’adulto è quello di rispettare e accogliere i bisogni e i tempi del/la bambino/a. Attenzione a non confondere il momento di osservazione e dell’esplorazione dell’ambiente come momento di isolamento.

 

Se non vuole tornare a casa?
Alcune volte alla richiesta “è ora di andare a casa” i bambini possono manifestare comportamenti di protesta o quelli che vengono chiamati capricci. Le motivazioni che spingono alla protesta possono essere molteplici: il divertimento, un’opposizione tipica della fascia di età, il non comprendere perché proprio lui/lei deve tornare a casa e non i suoi amici.

Per prima cosa è importante avvisare in tempo il/la bambino/a specificando che a breve si tornerà a casa, in questo modo si garantisce il tempo di prepararsi a salutare giochi e soprattutto compagni di gioco. Inoltre anche in questo caso è fondamentale ascoltare i bisogni e le emozioni sottostanti i comportamenti manifestati, proprio per sottolineare che andare via non vuol dire non ascoltare i loro bisogni.

Quante cosa ancora da dire e riflessioni da fare, ma è ora di tornare al parco giochi con unico obiettivo: offrire l’opportunità ai bambini di sperimentarsi in nuovi contesti per conoscere se stessi e gli altri.

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