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Alla scoperta delle emozioni

Tempo di lettura: 3 minuti

Cosa sono e quali comportamenti tenere con i/le bambini/e

L’età prescolare è un momento particolarmente importante nello sviluppo di ogni bambina e bambino. Durante questo periodo si sviluppano le competenze che permettono di costruire le basi per poter vivere in modo autonomo sia dal punto di vista individuale che sociale. 

Nella prima infanzia le reti neurali si organizzano e grazie all’influenza con l’ambiente permettono lo sviluppo di numerose abilità, tra cui quelle motorie, cognitive, sociali, di autoregolazione ed emotive.*

Il tuo bambino, la tua bambina sta per entrare alla scuola dell’infanzia, quali sono le emozioni che prova?

Paura, ansia, oppure gioia, curiosità o quale altra emozione?

Due sono le cose principali che un genitore può fare. La prima è senza dubbio accogliere l’emozione del/della bambino/a, qualunque essa sia. Senza giudicare, senza ironizzare o ancor peggio sminuire il/la bambino/a. Frasi del tipo: “non piangere che sei grande ormai” oppure “di cosa hai paura?” o ancora “devi essere felice, sai quanti giochi farai con gli altri bambini?”

Queste frasi non solo non aiutano il/la bambino/a ma ancor più rischiano di farlo/a chiudere in se stesso/a, perché non si sente capito/a, perché non è aiutato/a ad accettare l’emozione che prova.

 

Ma cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono l’insieme delle risposte dell’organismo davanti ad eventi o stimoli che possono essere interni o esterni. Sono un processo che coinvolge l’attivazione di sistemi fisiologici, cognitivi, motivazionali, espressivi, comportamentali che si influenzano vicendevolmente. 

Ciò significa che ognuno di noi risponde ad eventi causati dall’esterno o dall’interno, come ad esempio i nostri stessi pensieri, senza che necessariamente ci sia una piena consapevolezza. Quando si parla di emozioni non parliamo di un processo che può essere regolato come un pulsante on/off e a volte anche gli adulti si spaventano perché si trovano a non riuscire a controllare un’emozione.

 

E allora come si può sentire un/a bambino/a a cui scendono le lacrime anche se non vuole? Come si può sentire un/a bambino/a che sente il suo cuore battere forte e sente di non poter far nulla per fermarlo?

Un adulto invece di giudicare, di dire cosa deve o non deve fare un/a bambino/a può semplicemente cercare di leggere come si sente. Può accoglierlo/a con il suo comportamento, il suo essere semplicemente se stesso e comprenderlo. 

La seconda cosa importante che un genitore può fare è essere sincero, non nascondere le proprie emozioni.

 

Se tuo/a figlio/a sta per iniziare la scuola dell’infanzia come ti senti? Preoccupato/a, felice, spaventato/a? 

Condividi le tue emozioni con tuo/a figlio/a, nasconderle non serve perché il tuo cuore che batte forte o la tua pelle che suda o cambia colore ti tradisce e comunica al/la bambino/a qualcosa di diverso da ciò che dici. 

Se vogliamo instaurare un rapporto di fiducia con i/le nostri/e bambini/e non dobbiamo farci vedere per quello che non siamo. Se il/la tuo/a bambino/a sa che affrontare le cose nuove ti spaventa, si sentirà libero/a di avere paura, se vedendo una scena triste le lacrime ti rigano il viso, non avrà timore di piangere di fronte alle persone. 

Ricordiamoci che un/a bambino/a impara ad aiutare se è aiutato/a, a giudicare se è giudicato/a, ad accogliere se è accolto/a, a condividere se si condivide. 

È importante cogliere il momento giusto, non è mai troppo piccolo/a o troppo grande, sicuramente dovremmo adattare i contenuti e il linguaggio in base all’età, ma semplicemente il momento diventa funzionale per accompagnare all’apprendimento di un’emozione.

 

Potremmo allora chiederci: quali sono i problemi che possiamo riscontrare?

Sicuramente vivere emozioni nuove, non conosciute, non sperimentate e quindi non ancora mai gestite e regolate. Quest’ultimo aspetto è certamente il più difficile e la scuola dell’infanzia diventa una palestra molto importante per accompagnare il/la bambino/a a scoprire nuove emozioni, a saperle riconoscere, a dar loro il nome giusto e infine a saperle gestire. Ma per far questo è necessario allenarsi. 

Ogni bambina, ogni bambino ha le proprie potenzialità, ossia i propri tempi, modi, bisogni, non dobbiamo omologare i/le bambini/e tra loro, dobbiamo al contrario lasciare che si possano esprimere per trovare poi le proprie strategie, le proprie risorse. 

 

Quali sono i comportamenti corretti da tenere?

Non commettiamo l’errore di confrontare i/le figli/e tra loro o con i/le figli/e di amici. Ogni bambino/a, in quanto persona, è unico/a e irripetibile, prendiamoci cura di lei o di lui senza pregiudizi, senza aspettative che potrebbero essere le nostre e non corrispondere con i veri bisogni del/la nostro/a bambino/a.

Aiutiamo a crescere nostro/a figlio/a come una pianta, ci può essere bisogno di indicargli la via, di mettere accanto un sostegno ma mai possiamo sostituirci a lui/lei o addirittura sostituire i nostri sogni con i suoi.  Ogni bambino/a ha i propri sogni, desideri, obiettivi da raggiungere, diamo spazio, sosteniamoli, creiamo opportunità, affinché tutti i bambini e tutte le bambine possano realizzare i propri sogni!   

 

*Carolina Cittone e Daniela Villani Università Cattolica di Milano

 

 

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