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Arriva un fratellino o una sorellina

Tempo di lettura: 4 minuti
Cosa fare per costruire un nuovo equilibrio
Cosa fare per far nascere una relazione il più possibile serena
Come rispondere in alcune situazioni scomode
Quante emozioni si racchiudono in una nascita! Scoprire d’essere genitori per la prima volta è un enorme stravolgimento emotivo, ma moltiplicare l’amore che credevamo essere unico e condividerlo con i/le bambini/e che saranno fratelli o sorelle maggiori è un evento familiare imponente, che un’altra volta sconvolge gli equilibri e ci mette nella condizione di creare un nuovo assestamento familiare.

Il turbinio emotivo non riguarda più solo la sfera adulta: come genitori ci ritroviamo a dover gestire le nostre preoccupazioni, ansie, gioie ma allo stesso tempo anche tutta l’emotività dei/delle figli/e già nati/e. Anche per loro un evento simile è qualcosa di totalmente nuovo e inaspettato.
Quando la mamma rimane incinta potrebbe succedere che i/le bambini/e da subito non realizzino quanto stia accadendo, soprattutto se sono molto piccoli/e e se per loro è la prima esperienza da fratelli o sorelle maggiori. Non poter vedere né toccare la creatura che sta crescendo nel grembo della mamma non permette di concretizzare tutto quello che viene raccontato a voce e questo per i/le bambini/e è una grande fatica.

Si diventa fratelli o sorelle maggiori perché gli adulti “lo dicono”, dopo qualche settimana si inizia a vedere il corpo della mamma che cambia, ma di questo fratello o sorella ancora nessuna “traccia”. Per i/le bambini/e è proprio così e non possiamo lasciare da parte il pensiero che questo cambiamento sia una vera e propria transizione per tutti i membri della famiglia.
Quello che possiamo fare e che può davvero aiutare a gestire al meglio le emozioni è prepararci: preparare noi stessi, i/le nostri/e figli/e e l’ambiente; predisporci ad accogliere il “pacchetto completo” che non è solo il neonato o neonata, ma con lui o lei tutte le novità annesse: una grandissima gioia, le poche ore di sonno, le fatiche emotive, i nuovi bisogni di tutti.

Partiamo dall’inizio: come comunico a mio figlio o figlia che sta per diventare fratello o sorella maggiore?
Ovviamente non c’è la formula perfetta! Ogni famiglia sulla base del proprio “sentire emotivo” sa cosa e quando desidera comunicare: qualcuno preferisce aspettare che siano passati i primi tre mesi, altri si lasciano travolgere dall’entusiasmo e condividono subito la notizia. Quello di cui tener conto è l’età del bambino o bambina e quindi la sua capacità di comprendere quanto sta accadendo, anche se le cose non dovessero andare esattamente come ce le immaginiamo.
Per comunicare bene è indispensabile immaginare cosa vogliamo dire e come preferiamo rispondere ad eventuali domande:
"Come hanno fatto la mamma e il papà a scoprire che c’è un fratellino o sorellina?"
"Ma come ha fatto lui o lei ad arrivare nella pancia della mamma?"
"Perché c’è un fratellino o sorellina?"

Questi sono solo esempi, ma la spontaneità dei/delle più piccoli/e non ha grandi filtri e anticipare le domande per preparare quella che per noi è la risposta più giusta ci permette di costruire un dialogo, un confronto su questo; seppur a portata di bambino, il nostro linguaggio ha valore e può fare la differenza nell’accompagnare i/le nostri/e figli/e in questa transizione.

Cosa dire della gravidanza?
I/Le nostri/e bambini/e hanno bisogno di far esperienza sensibile di quello che avviene: possiamo parlare loro del fratellino o sorellina attraverso le ecografie, ma anche raccontare cosa sia il test di gravidanza e che significato abbiano le due linee disegnate. Ci sono tanti testi che possono aiutarci in questo. Per i/le più piccoli/e sapere cosa accade è sinonimo di sicurezza e serenità, non dobbiamo aver paura di utilizzare un linguaggio reale e “scientifico”; ogni cosa ha un nome e le parole che agli adulti sembrano più imbarazzanti in realtà per i/le bambini/e sono semplicemente parole.

Possiamo quindi parlare di pene, vulva e spermatozoi evitando la leggenda della cicogna; possiamo prendere come esempio la storia della nascita del nostro o nostra primo/a figlio/a e ricostruirla attraverso fotografie e ricordi: la prima foto con mamma e papà, la prima tutina indossata, il braccialetto dell’ospedale etc. Questi piccoli simboli sono davvero molto rappresentativi e aiutano i/le nostri/e primogeniti/e ad accogliere questo importante cambiamento perché hanno la possibilità di mettere a fuoco come sarà e soprattutto di capire che anche loro hanno vissuto quei momenti.

Come spiegare quanto manca?
Un altro aspetto da non dimenticare è l’attesa: nove mesi sono un tempo davvero molto lungo; per i/le bambini/e della fascia 0-6 anni risulta estremamente complicato quantificare un tempo così ampio.
Per aiutare a sviluppare maggior consapevolezza temporale può essere utile individuare degli eventi (che siano già familiari al/la bambino/a) che risultino un riferimento con cui stabilire una sorta di “scadenza”.
Per esempio: “il fratellino nascerà dopo che saremo stati al mare quest’estate” oppure “la sorellina arriverà quando inizierai la scuola”.
Un consiglio valido è quello di non fornire al/la bambino/a una data precisa a calendario e non attivare una sorta di countdown, fatta eccezione per il parto cesareo programmato. Questo perché non abbiamo certezze sulla nascita, la data presunta del parto spesso non corrisponde alla realtà e non possiamo permettere che un evento simile generi frustrazione o disagio nel fratello o sorella maggiore che magari aveva immaginato qualcosa di totalmente diverso da quanto poi accaduto.

Come gestire il maggior bisogno di attenzioni del primogenito?
Spesso i/le primogeniti/e mostrano grande sensibilità verso queste situazioni: percepiscono che la mamma non possa stare con loro allo stesso modo, sentono il cambiamento e non sempre è facile accettarlo. È lecito che ci sia disagio o fatica nell’attraversare il turbinio emotivo che accompagna una nuova gravidanza di mamma e questo può manifestarsi in diversi modi: la maggiore ricerca di attenzioni o il ritorno a dinamiche magari già superate come il controllo sfinterico, l’ingresso sereno a scuola, l’autonomia nel vestirsi ecc.
Nulla di preoccupante: è una fase, un momento in cui il/la bambino/a ricostruisce il proprio ruolo all’interno della famiglia; accettiamo e accogliamo questi nuovi sentimenti che in ogni caso non vanno repressi, bensì riconosciuti e verbalizzati.
Possiamo fare domande come “hai bisogno di una coccola?” oppure “forse ti senti un po’ agitato/a?”.
Ma vanno bene anche commenti come “stai diventando fratello/sorella maggiore, è una grande responsabilità, ci vuole molto coraggio!” oppure “sono molto fiero/a di sapere che sarai un fratello/sorella maggiore”.

Per i/le bambini/e interpretare le emozioni che provano non è un passaggio semplice; l’adulto è interprete, pone le domande giuste senza pensare di avere la verità in tasca e allo stesso tempo esprime il proprio dissenso di fronte a comportamenti che non ritiene adeguati.
Dedicare tempo alla nuova creatura a volte significa toglierne a chi c’è già, in primis anche a noi stessi, è un passaggio che tutti i membri della famiglia devono attraversare. Durante la gravidanza possiamo coinvolgere nostro/a figlio/a nella preparazione di tutto il necessario al nuovo arrivo, possiamo portarlo/a con noi a scegliere la prima tutina, comprare insieme i pannolini e attrezzare il fasciatoio. Ricordiamoci di verbalizzare la nostra gratitudine e gioia nel percepire tutto questo aiuto: per il/la primogenito/a sarà molto bello sentirsi responsabilizzato/a e apprezzato/a in quello che fa.

Predisponiamo l’ambiente in casa in modo che ci sia uno spazio gioco adatto a entrambi e, se necessario, strutturiamo un piccolo angolo che è solo del/la bambino/a più grande: i suoi giochi preferiti, le cose troppo piccole, gli oggetti che non vuole condividere con il fratello o sorella.
Ci sarà una sorta di “invasione di campo” quindi è importante che si sottolinei anche l’individualità e la certezza che non tutto dovrà essere necessariamente anche del fratello o della sorella.

Come spiegare che la mamma sarà in ospedale per qualche giorno?
Questa è una preoccupazione molto sentita nelle mamme, soprattutto quando i/le primogeniti/e sono ancora piccoli/e e non hanno mai vissuto un vero e proprio distacco di più giorni; la situazione sanitaria non facilita la gestione di questo allontanamento, ma quello che possiamo fare è esercitare comunque la presenza seppur a distanza: prepariamo delle buste o una piccola scatola, una per giorno, con un pensiero scritto e magari una “coccola” o il materiale per un’attività che il bambino o la bambina potrà condividere con l’adulto che gli fa compagnia. In parallelo possiamo anche realizzare una piccola tabella con i riquadri dei giorni che staremo in ospedale (non serve inserire la data, basta indicare giorno 1, giorno 2 ecc.).
In questo modo per il/la bambino/a ogni mattina sarà chiaro a che punto dell’attesa si è e sarà più facile sentirsi a proprio agio.

Ogni gravidanza, ogni nascita porta con sé un bagaglio enorme di emozioni, desideri e nuove sfide genitoriali da cui trarre continui strumenti di crescita. Siamo in cammino e insieme ai/alle nostri/e piccoli/e cresciamo!
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