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Diventare grandi, che fatica!

Tempo di lettura: 4 minuti
Il passaggio tra il nido e la scuola dell’infanzia è un momento di grande cambiamento per il/la bambino/a ma anche per i genitori e tutta la famiglia.

Gli studi scientifici ci dicono che a partire dal terzo anno di vita il/la bambino/a è in grado di pensare ed immaginare in maniera creativa, inventare storie di fantasia e comunicare con le prime frasi complete.

Ma perché mio/a figlio/a parla sempre di sé?
Si definisce linguaggio egocentrico proprio perché il/la bambino/a racconta il suo mondo da unico/a e vero/a protagonista.

Inoltre aumenta la sfera sociale, condivide i giochi con i compagni e cerca l’interazione seppur mantenendo il suo punto di vista tanto che, a volte, può anche parlare da solo/a! In questo periodo infatti il/la bambino/a si misura con i compagni, comincia a sostenere una breve conversazione, difende i propri giochi così come è disposto/a a condividerli con un/a amico/a del cuore.

E se comincia a ribellarsi, dice sempre di no e spesso litiga con i compagni?
Lo sviluppo della capacità di pensiero permette al/la bambino/a di posare i primi mattoni per la costruzione della personalità. Sa che può andare contro le regole e molto spesso misura la pazienza del genitore con i capricci più spettacolari. Ecco che le figure di riferimento hanno un ruolo cruciale nel definire le regole di comportamento che il/la bambino/a mette in atto nel contesto sociale. È proprio attraverso la guida dell’adulto che il/la piccolo/a impara e conosce le principali modalità di interazione e i primi scambi di parole magiche “grazie” “per favore” e “scusa”.

Non sta mai fermo/a e non percepisce il pericolo… come posso fare?
In questo periodo il/la bambino/a si trova nella fase di esplorazione del mondo esterno e del proprio sé. Le Boulch, teorico e medico francese esperto di movimento, ci parla di corpo percepito come lo stadio di sperimentazione attiva della realtà esterna nel periodo tra i 3 e i 6/7 anni. In questa fase il/la bambino/a vive, gioca, conosce attraverso il movimento, è in grado di raccontare e verbalizzare gli accaduti e può arricchire sempre di più la complessità dei suoi giochi.

A volte i/le bimbi/e possono risultare spericolati/e, in realtà stanno percependo e analizzando l’ambiente e lo spazio. Cominciano a coordinarsi, a distinguere spazi grandi da quelli più piccoli, provano varie forme di equilibrio sulle superfici più instabili. Tutti questi tentativi sono fondamentali per un buon sviluppo psicomotorio del/la bambino/a. Pensate a quante volte diciamo “Giovanni, vieni giù da lì altrimenti cadi e ti fai male!” quando Giovanni non vede proprio l’ora di fare quel rotolone!

Quando cominciano a fare i primi disegni e scrivere le prime paroline?
Si può parlare di grafismo a partire dai 3 anni quando il/la bambino/a è in grado di riprodurre sul foglio le prime forme semplici di scrittura (punti, linee e cerchi abbozzati). Nel disegno del/la bambino/a si possono vedere le prime figure umane stilizzate, il famoso omino testone (una grande testa e il corpo piccolo), le strutture di case, alberi e tutto ciò che lo/a interessa in quel momento. Ricordiamoci sempre che il motore più potente per l’apprendimento dei nostri piccoli è la loro motivazione. Lasciamoli liberi di immaginare e riprodurre gli elementi ed oggetti della loro fantasia.

E se un/a bambino/a si arrende di fronte ad una difficoltà?
Se, ad esempio, non riesce ad infilare le scarpe, si arrabbia, piange e poi rinuncia possiamo provare ad aiutarlo/a senza sostituirci, possiamo spiegargli/le come può fare, dargli/le delle strategie perché riesca da solo/a in questa piccola grande impresa…ma se facciamo noi al suo posto gli/le diamo solo la conferma che lui/lei non può farcela. Il suo sorriso di fronte alle difficoltà superate sarà la forma più sincera di riconoscimento.


Bibliografia
Camaioni L., Di Blasio P. Psicologia dello sviluppo Il mulino, 2002
Karl Ernst e Walter Bucher. Educazione fisica, scuola dell’infanzia volume 2
Le Boulch J. Educare con il movimento Armando editore, 2003
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