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Che senso ha giocare?

Tempo di lettura: 4 minuti
Maria Montessori e l’importanza del gioco

 

Quando si parla di gioco si pensa di solito ad uno svago e ad attività che lascino i/le bambini/e liberi/e di divertirsi.
Eppure il gioco è menzionato anche nella Convenzione dei Diritti dell’Infanzia (art. 31) come un vero e proprio diritto di cui bambini e bambine hanno assolutamente bisogno, di conseguenza deve avere per forza un grande valore, oltre all’obiettivo del divertimento, che è pur sempre importante e necessario. Non è un caso che anche Maria Montessori ne parlasse spesso nei suoi scritti e con diverse sfumature.

Cos’è il gioco?
La parola “gioco” può significare molteplici esperienze: c’è il gioco esplorativo, quello libero, quello strutturato, di ruolo, di finzione e altro ancora. Il gioco è chiaramente influenzato dall’ambiente in cui ci troviamo e dai materiali che abbiamo a disposizione (che cambieranno in base al posto: casa, parco, bosco, piazza ecc.), ma anche dalle persone che troviamo intorno a noi, come adulti o pari.
Nelle esperienze ludiche, i/le bambini/e mettono in gioco per davvero un'ampia gamma di abilità in ogni momento. Quando giocano insieme non solo si divertono, ma costruiscono abilità di comunicazione e collaborazione.
Un semplice gioco come il nascondino li/le aiuta a gestire una varietà di sentimenti diversi così come ad allenare il proprio pensiero su ciò che gli altri potrebbero vedere o pensare a loro volta, a ideare delle strategie. Il gioco è un’attività che richiede concentrazione e rispetto di regole che i bambini e le bambine sono in grado di darsi sia in maniera esplicita che implicita. È un momento davvero operoso che permette al/la bambino/a di esplorare se stesso/a, gli altri e scoprire il mondo attorno a lui/lei.

 

Cosa dice la ricerca sul gioco?
Le neuroscienze presentano una forte evidenza dell’influenza che hanno le prime esperienze di vita sulla costruzione di connessioni cerebrali sane fin da quando i/le bambini/e sono molto piccoli/e. Soprattutto per questi/e ultimi/e, infatti, è importante avere interazioni sociali di qualità con i propri familiari.

La ricerca ha ripetutamente dimostrato che le esperienze di gioco non riguardano solo il piacere e il divertimento; infatti il gioco non è solo un potente meccanismo che aiuta i bambini e le bambine ad essere sani e felici, ma è anche un supporto allo sviluppo di abilità utili ad affrontare le sfide della vita, sia nell'infanzia che nell'età adulta.

Alla luce di tutte le scoperte fatte è estremamente importante ridefinire il gioco come un aspetto centrale per l'apprendimento nella vita dei bambini e delle bambine e questa idea dovrebbe trovare sempre più spazio tra gli adulti che li/le seguono non solo a casa, ma anche a scuola.
Questo perché l'apprendimento attraverso il gioco può avvenire sia attraverso il gioco libero, che più frequentemente si verifica in situazioni familiari, sia quando ci troviamo in un momento di gioco strutturato dall’adulto o dall’ambiente stesso, organizzato sempre dall’adulto, in funzione di precisi obiettivi d’apprendimento.

 

Cos’è il gioco per Maria Montessori?
Maria Montessori affronta il tema del gioco in modo diverso in base alle circostanze. I suoi riferimenti sul tema sono indirizzati in particolar modo all’ambiente scolastico, ma dei suoi insegnamenti possiamo farne buon uso anche in famiglia. Una delle prime cose da sapere è che lei alla parola gioco preferiva “lavoro”, questo non perché non desse importanza al gioco, ma proprio perché ne riconosceva il grande valore. Aveva osservato però nelle sue scuole che i bambini e le bambine erano poco interessati ai giocattoli che non avessero uno scopo preciso e che prediligevano fare attività vere!
Invece di giocare in una cucina finta i/le bambini/e preferivano manipolare del cibo vero o dell’acqua con la finalità ad esempio di versarla in un bicchiere per bere.
E proprio per quanto osservato dai bambini e dalle bambine Montessori non era molto favorevole al gioco finto e alla fantasia, piuttosto era convinta che i/le bambini/e, guidati/e, avessero senza dubbio la capacità di cimentarsi in vere attività; alla fantasia quindi preferiva di gran lunga l’immaginazione.

L'approccio Montessori sostiene infatti che per i/le bambini/e sotto i 6 anni è più facile capire, elaborare e relazionarsi con le cose che trovano nel mondo che li/le circonda, perché scoprono e conoscono il mondo attraverso quello che vedono, toccano e odorano concretamente.

Quante volte sarà capitato di vedere i/le nostri/e bambini/e giocare a “fare la maestra”, “fare la mamma o il papà” o a rappresentare altri scenari della vita quotidiana? Vedono cosa accade realmente attorno e cercando di riprodurlo.
Questa modalità di gioco è molto diversa da quella basata invece sulla fantasia, che ha poco riconoscimento nella realtà (fate, supereroi, ecc).
Difatti in non poche occasioni è accaduto che bambini e bambine sviluppassero paure e timori infondati o atteggiamenti aggressivi a causa di fiabe o storie animate di finzione.
Atteggiamenti ed emozioni ai quali noi adulti non eravamo in grado di dare una spiegazione proprio perché non realmente consapevoli che la mente del/la bambino/a al di sotto dei 6 anni non è ancora in grado di scindere il reale dalla finzione.

“(Il bambino) non sa distinguere bene tra il reale e l'immaginario, tra le cose che sono possibili e le cose che sono semplicemente 'inventate'.” – Dr Montessori, Times Education Supplement, 1919

Questo chiaramente non significa che all’interno delle nostre case dobbiamo proporre solo attività strutturate o materiali montessoriani, anzi!
Dobbiamo però avere consapevolezza che tutto ciò che il/la bambino/a osserva e riceve ha un’influenza su di lui/lei, anche il gioco!
È importante quindi scegliere e acquistare giochi e libri con consapevolezza, tenendo anche presente le varie fasi di sviluppo del/la nostro/a bambino/a.

Di certo una delle cose più importanti che Maria Montessori voleva accadesse era che i bambini e le bambine potessero avere un ambiente adatto a loro, che gli permettesse di tirar fuori i loro veri interessi, avendo la possibilità di seguirli liberamente. Solo così, seguendo i propri interessi interiori, i bambini e le bambine riusciranno a svolgere un’attività davvero stimolante per loro che genererà vera concentrazione e piacere, perché “il gioco è il lavoro del bambino”!

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