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La noia

Tempo di lettura: 3 minuti

Bambini e noia possono convivere?

Quando si sente parlare di bimbi/e annoiati/e solitamente la nostra mente pensa a un’accezione negativa del termine. In effetti se cerchiamo sul vocabolario “noia” è uno stato emotivo vicino al senso di inutilità, all’insoddisfazione o alla passività.

L’incapacità di provare piacere o interesse è una condizione tipica del momento in cui desideriamo fare qualcosa ma non sappiamo cosa. 

La prima grande distinzione da fare nel definire questa emozione è proprio quella con l’apatia: se quest’ultima non è di stimolo a nulla perché si presenta quando la persona non ambisce a fare alcunché, la noia in realtà indica la presenza di una volontà. Quando sono annoiata o annoiato, vorrei che il mio corpo fosse attivo e presente su qualcosa, ma non ho chiaro ciò che potrebbe interessarmi in quel momento a tal punto da catturare la mia attenzione e concentrazione.

“Mamma/Papà, non so cosa fare!!!”

A chi non è mai capitato di sentire una frase del genere? Quando nostro figlio o nostra figlia ci comunica questo stato d’animo potremmo sentirci sopraffatti dalla stanchezza di dover risolvere per lui o lei una situazione apparentemente complicata e faticosa. Il bambino o la bambina annoiato/a potrebbe sentirsi vicino/a ad una crisi emotiva (i cosiddetti “capricci”) proprio perché si sente inerme di fronte alla noia. Chiede quindi soccorso all’adulto e lo fa principalmente per due ragioni:

  • Ci vuoi coinvolgere nel fare qualcosa insieme, ha desiderio di passare del tempo con mamma o papà;
  • Ha realmente concluso il suo “ventaglio” di idee e non sa bene come investire il proprio tempo.

Più consapevolezza abbiamo rispetto al funzionamento cerebrale di questi momenti, maggiore sarà la facilità con cui sapremo gestire la situazione. Il cervello umano, che per la maggior parte del tempo percepisce stimoli, è sempre alla ricerca di un livello base di essi; la noia ne rappresenta una quantità minima (troppo bassa) o la totale assenza perciò la persona va alla ricerca di altro.

Quando accade questo nei/nelle bambini/e, come adulti dobbiamo tenere conto di una verità: la noia è sì un’emozione difficile da attraversare perché richiede la messa in gioco di tante risorse personali, ma allo stesso tempo è una grandissima occasione per conoscersi e sviluppare nuove competenze atte a risolvere il nostro “problema”.

Il bambino o la bambina annoiato/a sta realmente vivendo un momento in cui si sente spaesato/a e crede di non riuscire a uscirne. L’adulto di riferimento è un’ancora di salvataggio: le nostre azioni in queste situazioni possono realmente far emergere nuove possibilità.

Annoiarsi e saper uscire dalla propria noia è un esercizio: maggior allenamento sapremo attivare, maggiori saranno le soluzioni trovate e di conseguenza la capacità personale di redimersi dalla noia stessa. 

Quando nostro/a figlio/a ci dice che si sta annoiando e che ha bisogno di noi la prima affermazione con cui possiamo rispondere è proprio: 

“Bene! La noia è nostra amica! Come puoi risolvere questa situazione?”

Quello di cui ha bisogno il/la bambino/a in questo preciso istante è sapere che l’adulto c’è, che è pronto per aiutarlo/a ma che allo stesso tempo non potrà fingere che la noia non esista. Quel momento più o meno difficile fa parte della vita e della persona stessa che è il/la nostro/a bambino/a! Non possiamo negarne l’esistenza, ma allo stesso tempo possiamo essere guide sicure che accompagnano il vissuto di quella situazione.

“Sono qui per te! Posso fare qualcosa per aiutarti?”

La sensazione negativa e fastidiosa che risulta dal sentirsi annoiati può realmente rappresentare una buona cosa, ma nostro/a figlio/a non lo sa. Siamo noi adulti che dobbiamo attivare questa trasformazione! Il nostro atteggiamento è tutto. Scegliamo di essere propositivi, mostriamo serenità di fronte alla noia. È normale provarla e non è un problema. Come per tutte le emozioni anche questa merita di essere accolta e vissuta.

“Capisco che tu ti possa sentire annoiato/a, capita anche a me, è normale!”

Quando ci sembra che le nostre parole non funzionino anziché incolparci o pensare che nostro/a figlio/a non sia abbastanza “capace” possiamo fornire delle alternative valide che possano rappresentare una sorta di spiraglio di luce acceso nel “buio” della noia.

“Ti va se ti do qualche consiglio per sconfiggere la noia?”

“Pensa a una cosa che ti piace che non fai da un po’… ad esempio colorare con le tempere! Ti andrebbe di usarle?”

“Ti viene in mente altro? … A me sì! Una partita al gioco dell’oca! Se ti va possiamo farla insieme!”

La noia fa bene al cervello perché gli permette di sviluppare creatività e problem solving ossia quella capacità di trovare soluzioni di fronte a una fatica o problema. Le porzioni di cervello che si occupano di attivare nuove strategie risolutive si attivano e iniziano a comunicare tra loro proprio quando non siamo più concentrati su qualcosa. 

Cos’altro può fare l’adulto per sostenere il/la bambino/a nel momento di noia?

  • Rallentiamo gli stimoli. Non è iper stimolando nostro figlio o nostra figlia, negando quindi l’esistenza della noia che forniremo un valido supporto ad essa. Come già anticipato sopra è importante riconoscere, verbalizzare e vivere questa emozione. Le soluzioni alla noia non sono innate, vanno apprese nel corso del tempo e prima iniziamo e maggiore sarà l’efficacia del nostro intervento. La noia è realmente un momento di ricchezza ma questa consapevolezza potrebbe non rivelarsi con facilità; riuscire a intrattenersi da soli non è certo qualcosa di scontato, e per alcuni/e bambini/e potrebbe anche richiedere più tempo del previsto. Siamo pazienti con loro e con noi stessi, accettando che le cose non sempre vadano come ci aspetteremmo.
  • Utilizziamo il timer. Quando siamo di fronte all’ennesimo episodio di noia e magari in quel momento non possiamo intervenire chiediamo al bambino o alla bambina di fare un esercizio: provare noia per qualche minuto e al suono del timer, se non avrà trovato soluzioni, l’adulto di riferimento arriverà in soccorso. Scandire il tempo e dare prova che quel momento finirà sicuramente in modo positivo (o con la risoluzione in autonomia o con il supporto del genitore), aiuterà il bambino o la bambina a non sentirsi frustrato/a e ad avere più pazienza.
  • Prepariamo un ambiente adatto. La noia spesso deriva dall’impossibilità del/della bambino/a stesso/a di trovare alternative o stimoli adeguati nell’ambiente che vive. Per aiutarci a capire se lo spazio della casa è adatto ai/alle nostri/e figli/e possiamo porci queste domande: il/la bambino/a ha accesso a tutti i giochi in totale indipendenza? I giochi che ha gli interessano? C’è qualcosa che non usa da diverso tempo? Con cosa potremmo sostituire le attività che non guarda più? Abbiamo uno spazio dedicato ai libri da sfogliare o leggere?
  • Riempiamo il serbatoio emotivo prima di chiedere del tempo in autogestione. Quando abbiamo bisogno di un momento per noi in casa, anche solo per una doccia o semplicemente per una telefonata importante, possiamo organizzare nel momento antecedente un gioco insieme, una lettura o qualcosa che sappiamo faccia piacere ai/alle bambini/e; in questo modo daremo loro uno spazio esclusivo, riempendo di tempo insieme il loro “serbatoio” come se fosse una ricarica energetica con cui affrontare il tempo successivo “da soli”.
  • Organizziamo una routine equilibrata. I/Le bambini/e hanno bisogno di giornate ben scandite dove collocare le diverse attività per potersi sentire più sicuri/e del loro agire. Conoscere ciò che accadrà dopo il momento che stanno vivendo aumenta la facilità con cui attraversano una particolare situazione.
  • Riequilibriamo le aspettative. Aspettarsi un risultato o un preciso comportamento potrebbe essere distruttivo rispetto alla nostra reazione. Qualora non otteniamo ciò che ci eravamo prefissati potremmo percepire moltissima frustrazione, facendola ricadere proprio sui/sulle nostri/e bambini/e. Prestiamo attenzione alle nostre aspettative e poniamoci piccoli obiettivi per volta: è meglio trovare maggior soddisfazione in qualcosa che ha funzionato più del previsto piuttosto che sentirsi inefficaci per gli atteggiamenti del/della nostro/a bambino/a.
Ricordiamo sempre che ogni bambino/a ha i propri tempi ma non solo, anche ogni genitore ha bisogno della propria e personale dose di allenamento per riuscire a comunicare bene, ad accogliere l’emotività del/della figlio/a e veder concretizzarsi i propri punti di forza.
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