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Lo sviluppo emotivo

Tempo di lettura: 4 minuti

Come accompagnare i/le bambini/e alla scoperta delle loro emozioni

L'insegnamento di Maria Montessori sta diventando sempre più popolare tra genitori ed educatori, soprattutto della prima infanzia, al di là della possibilità della frequentazione di una classe Montessori per i/le propri/e figli/e.

La ragione di questa popolarità è dovuta al fatto che sempre più studi ed evidenze scientifiche, non solo confermano le intuizioni della Montessori sullo sviluppo emotivo e cognitivo del/la bambino/a, ma stanno creando consapevolezza su come stili educativi del passato non siano più soddisfacenti, in particolar modo in un mondo mutato come quello di oggi.

Soprattutto per quanto riguarda l’aspetto emotivo ci si rende sempre più conto che punizioni e discipline autoritarie non sono la risposta giusta per affrontare la crescita emotiva e l’alternarsi dei sentimenti dei bambini e delle bambine più piccoli.

Uno studio del National Scientific Council on the Developing Child ha confermato che lo sviluppo emotivo ha inizio molto presto nella nostra vita e che, essendo un aspetto cruciale della formazione architettonica generale del cervello, ha un enorme impatto nel corso della vita dell’essere umano, tanto da influenzarne il comportamento negli anni a venire. Queste scoperte, data la loro grande influenza sia sulla vita di ognuno, che di riflesso su tutta la società, dovrebbero richiedere estrema attenzione da parte di tutte le istituzioni educative: scuola e famiglia, come anche i decisori politici.

 Maria Montessori già nel ‘900, aveva parlato dello sviluppo emotivo come fondamenta poi di quello sociale, infatti scrisse che: “Il massimo sviluppo si raggiunge durante i primi anni di vita ed è quindi allora che occorre prestare la massima attenzione. Se questo viene fatto, il bambino non diventa un peso; si rivelerà come la più grande meraviglia della natura.”

 

Lo sviluppo emotivo

È bene sempre ricordare che i bambini e le bambine nell’età dell’infanzia non sono ancora padroni delle proprie emozioni, le sperimentano per le prime volte in questi primi anni e non sanno neanche dare un nome a ciò che sentono gli accade. Anche lo sviluppo emotivo ha necessariamente bisogno di maturare con il tempo, e matura proprio di pari passo alle altre aree di sviluppo, come il linguaggio, la motricità, il pensiero ecc.

Ecco perché l’adulto dovrebbe avere sempre uno sguardo olistico verso il/la bambino/a, che lo/a guardi nella complessità delle interconnessioni di cui è fatto/a: aspetto cognitivo ed emotivo sono strettamente legati tra loro. Non è un caso che, man mano che i/le bambini/e sviluppano il linguaggio, così come altre abilità, diventano anche più consapevoli e capaci di riconoscere e controllare le proprie emozioni.

Anche in questo, ogni bambino/a ha i suoi tempi e non tutti/e saranno in grado di gestire le proprie emozioni nello stesso periodo di vita, ed è proprio in questo che farà la differenza la presenza consapevole dell’adulto, che non significa accompagnare il/la bambino/a solo in situazioni difficili o di grandi emozioni, ma significa essere presenti e osservarlo/a anche nelle piccole emozioni di ogni giorno, questo gli/le permetterà di acquisire maggiore consapevolezza che diventerà estremamente preziosa proprio in quei momenti difficili o di particolare emozione, anche positiva.

 

Montessori e l’intelligenza emotiva

La filosofia Montessori ritiene che, anche nel campo delle emozioni, il/la bambino/a debba trovare, da parte dell’adulto, l’aiuto per fare da solo/a. Un ambiente adeguatamente preparato, la presenza di un adulto attento e non invadente sostiene i/le bambini/e più piccoli/e nello sviluppare la propria intelligenza emotiva proprio attraverso lo scambio di relazioni che si verificano in un ambiente attraverso attività con pari, oggetti e adulti. Il genitore deve essere una guida, deve aiutare il/la bambino/a trovare il proprio controllo che sarà alla base della propria auto-regolazione.

 

Dare importanza a tutte le emozioni!

Montessori ha sottolineato quanto sia importante dare ad ogni bambino/a il massimo rispetto e questo significa anche saper riconoscere e accogliere le sue emozioni, comprese quelle che mettono proprio noi adulti più in difficoltà, come la rabbia, la tristezza e la frustrazione. Se desideriamo che i/le nostri/e bambini/e imparino a gestire le loro emozioni, allora è sicuramente meglio iniziare con la gestione delle proprie emozioni ed essere autentici nell'affrontarle piuttosto che negarle. Più saremo in grado di essere capaci di riconoscere, accogliere e controllare ogni tipo di emozione apertamente, anche davanti a loro, più loro avranno una guida per sviluppare le loro capacità socio-emotive.

 

Qualche piccolo consiglio che aiuterà te e tuo/a figlio/a:

Dai un nome alle emozioni

Prendi confidenza prima di tutto con le tue emozioni e dagli un nome, sarai molto più preparato/a a suggerire a tuo/a figlio/a lo stato d’animo in cui probabilmente si troverà lui/lei un domani. Ad esempio al posto di dire “Non possiamo andare al mare, è inutile che piangi!” sarebbe meglio dire: “Non possiamo andare al mare, e questo ti rende triste, posso capirlo."

Gestisci le emozioni

È estremamente importante fare prima una pausa sulle nostre emozioni e poi su quelle dei/delle nostri/e figli/e. Le nostre emozioni, il nostro umore o il nostro stress hanno senza dubbio un impatto notevole sui/sulle nostri/e figli/e.
Se ad esempio il/la tuo/a bambino/a non vuole mettersi il giubbino quando è ora di uscire, al posto di dire: “Ora basta, devi farlo se no mi arrabbio!” prova a dire: "In questo momento mi sento frustrato/a perché se non ti metti il giubbino temo che faremo tardi al nostro appuntamento."

 Analizza le emozioni quando vuoi guidare un comportamento

Quando credi che tuo/a figlio/a abbia avuto un comportamento scorretto, parti dalle sue emozioni e cerca di capire cosa lo/a ha spinto/a ad agire così. Dire semplicemente “No, così non si fa!” non lo/a aiuterà a capire che ci sono delle alternative per far fronte all’emozione che in quel momento lo/a ha spinto/a in quella direzione. Se tuo/a figlio/a inizia a piangere e spingere perché gli/le è stato strappato un gioco dalle mani, dirgli/le “Non piangere, sii gentile!” non lo/a aiuterà a sentirsi accolto/a nella sua emozione, ma piuttosto sbagliato/a perché piange e in quel momento l’unica cosa che vorrebbe è il suo gioco. Magari potremmo provare a dire “So che ti senti frustrato/a perché ti hanno levato il tuo gioco e il tuo pianto è normale, ma spingere non ti aiuterà a riaverlo e non ti farà sentire meglio”.

 

Molto spesso cerchiamo di aiutare i/le nostri/e figli/e a identificare e affrontare le emozioni che ci sembrano più difficili per loro come la tristezza, la rabbia, la frustrazione. Anche in questo invece è bene mantenere un’osservazione complessiva e olistica del/la bambino/a. Imparare a capire noi adulti, ma soprattutto supportare i /le bambini/e a riconoscere cosa li/le fa sentire sereni/e, amati/e e felici è di estrema importanza perché in un momento di rabbia, di frustrazione o tristezza sapere cosa li/le può rendere calmi/e e felici diventa un’arma estremamente potente ed efficace per affrontare ciò che sembra più difficile.

 

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