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Montessori e i "lavoretti"

Tempo di lettura: 4 minuti

Cosa c'è da sapere

Parlare di montessori, in associazione all’idea del “lavoretto”, inteso come manufatto che un bambino o bambina può realizzare con le proprie mani richiede di evidenziare alcuni presupposti. Il primo è, certamente, l’importanza cruciale della mano, quale organo deputato ad essere non solamente strumento di relazione con l’ambiente circostante ma, allo stesso tempo, partecipe attivo dell’evoluzione delle capacità cognitive dei/delle bambini/e. 

Lo sviluppo psichico e della personalità appaiono fortemente correlati all’evoluzione delle capacità motorie del bambino o della bambina, e questa interconnessione risulta ancora più evidente se ci soffermiamo sullo sviluppo delle abilità manuali. 

Quello che all’adulto appare come “gioco” o semplice attività, per il/la bambino/a risulta come un vero e proprio lavoro di costruzione delle proprie competenze. Quante volte abbiamo visto il nostro bambino o la nostra bambina cadere e rialzarsi instancabilmente, quando provava a muovere i primi passi, o ripetere innumerevoli volte i primi gesti appresi, fare ciao o battere le mani. Poi, crescendo, l’impulso al lavoro diventa sempre più strutturato, e se l’ambiente è preparato a questo fine, i/le bambini/e si cimenteranno spontaneamente in “imprese” sempre più ardue: che sia trasportare bicchieri colmi di acqua, spolverare una superficie, ritagliare fogli di carta, maneggiare le posate, trasportare una sedia, aprire e chiudere i rubinetti, e tanto altro ancora.

I/Le bambini/e trovano spunto per lavorare, crescere e progredire, in ogni oggetto e situazione con cui entrano a contatto. Tutto ciò che è svolto dal bambino o dalla bambina è lavoro, e il lavoro dei/delle bambini/e non è altro che gioco: attraverso il gioco il/la bambino/a apprende, sviluppando ed affinando via via che cresce le proprie competenze ed abilità. 

Un altro presupposto che è fondamentale conoscere riguarda l’interesse. Quest’ultimo, infatti, spinge il/la bambino/a a voler fare qualcosa, lo muove verso lo svolgimento di attività che in qualche modo risulteranno propedeutiche all’acquisizione delle competenze. Da parte dell’adulto di riferimento, il riconoscimento dell’interesse del/della bambino/a non può avvenire in altro modo che dall’osservazione: è osservando attentamente il nostro bambino o la nostra bambina, che scopriremo cosa attrae e coinvolge. Non tutto quello che proponiamo deve per forza piacere ed è importante che i/le nostri/e figli/e si sentano liberi di fare o non fare sulla base di ciò che stuzzica la loro curiosità. Fare attività manuali con loro è sicuramente un modo per conoscerli più a fondo!

Ma quando parliamo di lavoro e “lavoretto”, intendiamo la stessa cosa?

Il termine “lavoretto” deriva dall’ambito scolastico ed è ampiamente utilizzato dagli adulti per riferirsi a tutte quelle attività, di tipo ludico, creativo e pratico, la cui realizzazione viene proposta periodicamente ai/alle bambini/e, in concomitanza all’approssimarsi di svariate festività: Natale e Pasqua soprattutto, ma anche, ad esempio, la festa della mamma, del papà, dei nonni, carnevale, la giornata della gentilezza, la festa dell’albero…

Il “lavoretto”, soprattutto negli ultimi anni, viene spesso proposto anche a casa da noi genitori, che magari, indipendentemente dalla correlazione ad una festività, abbiamo piacere a svolgere attività creative insieme ai/alle nostri/e bambini/e, prendendo spunto dalle moltissime proposte presenti in rete o sui social.

Di per sé, il “lavoretto”, quale attività creativa, non ha nulla di negativo, anzi, ricalcherebbe proprio la modalità principe attraverso cui avviene l’apprendimento: realizzare qualcosa, fare con le proprie mani.

Tuttavia le variabili che ruotano intorno ad esso risultano purtroppo non sempre rispettose dell’interesse del bambino o della bambina, che, come sottolineato sopra, è la motivazione intrinseca che lo/la spinge ad agire per apprendere e dunque sviluppare le proprie competenze. Spesso, la realizzazione del “lavoretto” viene propinata piuttosto che proposta, e il bambino o la bambina non viene affatto coinvolto/a né nella scelta dell’oggetto da realizzare, né nelle modalità con cui realizzarlo.

Per cui può accadere che l’insegnante, a scuola, oppure il genitore, a casa, decidano unilateralmente l’attività da portare a termine. Il bambino o la bambina viene solo successivamente coinvolto nell’esecuzione pratica, ma anche in questa fase non viene lasciato molto spazio di azione, in quanto cosa fare e come farlo è deciso a priori dall’adulto di riferimento.

Esiste un modo per far sì che l’attività realizzata dal bambino o dalla bambina per le persone a cui vuole bene sia una scelta personale, senza trovarsi di fronte ad un oggetto pre-confezionato scelto da altri e che peraltro dovrà necessariamente essere uguale a quello di tutti gli altri compagni e compagne?

La risposta è sì, e basta davvero poco per far vivere ai/alle bambini/e questo momento con gioia ed autentico entusiasmo:

  • La libera scelta del bambino o della bambina: non obblighiamoli/e a fare per forza il lavoretto, se non ne hanno voglia.
  • Facciamo in modo che possano scegliere tra una serie di possibilità preparate: possiamo pensare a 2/3 possibilità di lavoretto, preparando l’occorrente e sistemandolo su dei vassoi, in modo che poi il bambino o la bambina possa autonomamente decidere quale realizzare.
  • Facciamo fare a loro: dopo la spiegazione del genitore, o dell’insegnante, il bambino o la bambina si cimenterà autonomamente nella realizzazione. Lasciamoli liberi di realizzare il “lavoretto” a modo proprio, seguendo l’istinto creativo.
  • Il “lavoretto” è un gioco, da proporre seguendo sia l’interesse che le competenze del bambino o della bambina: evitiamo di proporre sia attività eccessivamente superiori alle competenze già acquisite, sia attività troppo basilari rispetto a quanto già sono in grado di fare. Nel primo caso, il bambino o la bambina potrebbe frustrarsi, nel secondo caso potrebbe facilmente annoiarsi.

Ecco di seguito alcune idee che è possibile realizzare facilmente, sia in casa che a scuola, sempre avendo cura di preparare tutto l’occorrente in un vassoio da lasciare nell’ambiente, in modo che sia l’interesse del bambino o della bambina a spingerlo verso il lavoro.

  • Orto in barattolo: il bambino o la bambina avrà la possibilità di seminare una piantina da innaffiare e curare ogni giorno. Sul vassoio porremo un barattolo, un sacchettino con della terra, dei semi, un fiocchetto colorato, un’etichetta e una matita.
  • Bottiglia artistica: riempimento di una bottiglietta con materiale colorato. Sul vassoio il bambino o la bambina troverà una bottiglietta di vetro con tappo, sacchettini con dentro sabbia o riso colorato, un piccolo imbuto e un cucchiaino per favorire il travaso (che il/la bambino/a sarà libero di scegliere se usare o meno).
  • Bracciale di bottoni: porremo sul vassoio bottoni di diversi colori e un filo di cotone grosso oppure di lana con un nodo ad una delle estremità (i/le bambini/e più grandi possono anche provare a fare il nodo da soli/e), in modo da creare un gioiello speciale con materiali di recupero.
  • Cornice fai da te: da decorare per incorniciare i momenti più belli. Sul vassoio disporremo un cartoncino ritagliato a cornice, e vari materiali per la decorazione, come ad esempio semi vari, pasta di vari formati, nastro colorato, colla vinilica e pennello.
  • Marmellata di baci: basta mettere in un vassoio un barattolo vuoto di marmellata con coperchio, fogli di carta colorata, forbici, matite colorate, nastri colorati. Il bambino o la bambina potrà ritagliare bigliettini di varie forme su cui disegnare e scrivere messaggi per la persona a cui il barattolo sarà donato. Potrà essere anche apposta un’etichetta, e un nastro colorato decorativo.

Ma il lavoretto è davvero necessario?

Possiamo chiederci se proporre il “lavoretto” sia davvero necessario, o se sia un bisogno dell’adulto, quello cioè di vedere, toccare con mano che il nostro bambino o la nostra bambina “sa fare”. Spesso invece, le competenze del/della bambino/a si evolvono attraverso modalità che potremmo quasi definire silenti, anche se a ben guardare, c’è sempre dietro un lavoro incessante. Ad esempio, un bambino o una bambina potrebbe non essere interessato/a al lavoretto che viene proposto a scuola, che prevede di disegnare un bel giardino su un biglietto per celebrare la festa dell’albero, perché magari in questo periodo quel bambino, o quella bambina, ha un maggiore interesse verso i numeri, e piuttosto che disegnare e colorare preferisce prendere e spostare continuamente pezzi di costruzioni che ha a disposizione nell’aula, e contarli.

Quel bambino o quella bambina non sta facendo altro che svolgere il lavoro di cui sente maggior bisogno, con la finalità di accrescere le sue competenze nel miglior modo possibile; questo è ben più importante di qualsiasi lavoretto sia proposto da noi adulti.

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