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Siamo nati/e per contare!

Tempo di lettura: 3 minuti

La mente matematica dei/lle bambini/e

Nel 1971 il figlio di Maria Montessori, Mario, che la seguì per anni e sviluppò dopo di lei gran parte dei materiali di matematica avanzata, scrisse: “[…] i bambini rivelarono potenzialità che nessuno sospettava possedessero: concentrazione, facoltà ragionativa, comprensione. Pervennero a conclusioni non illustrate nei testi di aritmetica, si proposero operazioni e procedimenti che nessun insegnante si sarebbe mai azzardato ad assegnare, mostrando entusiasmo proprio per la matematica, una disciplina generalmente invisa agli alunni delle scuole comuni.”

Oggi come allora la matematica tende a suscitare un certo timore reverenziale e, sebbene sia pacifico che ogni persona abbia maggiori attitudini in alcune discipline piuttosto che in altre, la percentuale di quelle che manifestano ansia per i calcoli è significativamente più alta rispetto alle altre discipline. Questo accade anche in persone altamente istruite che oltretutto non ritengono affatto sia un problema ammettere di non capire nulla di matematica!

Ma davvero la matematica è più difficile di altre discipline e può essere affrontata solo da menti che vi siano predisposte?

Nella nostra società è molto frequente che l’abilità in matematica venga facilmente associata ad una spiccata intelligenza, tanto da ritenere che coloro che sanno maneggiare i numeri siano più dotati o più intelligenti di chi invece è bravo con le parole.
Si tende quindi a credere che l’intelligenza numerica sia appannaggio solo di alcuni mentre invece è una facoltà che appartiene a tutti noi, proprio come quella di apprendere la lingua madre.
È molto più facile incontrare persone che temono la matematica rispetto a persone che temono la letteratura, la filosofia o le scienze motorie. Eppure questo dipende molto da un fattore culturale e non dall’effettiva difficoltà della matematica o dalla nostra intelligenza.

La matematica risulta realmente più difficile di altre discipline per un motivo ben preciso: perché sebbene ci approcciamo ad essa da piccoli, nel momento in cui lo facciamo siamo comunque già abbastanza grandi, inoltre ci vengono presentate principalmente regole e formule astratte.

Ma la logica mentale che permette al nostro cervello di attuare dei ragionamenti matematici viene acquisita solo in una fase successiva, come hanno scritto anche la Montessori e molti altri studiosi come lei.
Stanislas Dehaene, neuroscienziato la cui ricerca si concentra molto sulla cognizione numerica, ha scritto: «L’architettura del cervello determina ciò che è facile o no in matematica. Non possiamo modificarla ma possiamo modificare il nostro metodo di insegnamento» (Dehaene, p. 159)

Maria Montessori e le “astrazioni materializzate”

Maria Montessori osservò attentamente il lavoro dei bambini e delle bambine con il materiale per l’apprendimento della matematica ideato da Séguin, e poi da lei e da suo figlio Mario, dando così ai/lle più piccoli/e la possibilità di vedere, toccare e manipolare le quantità e di comprendere in concreto, attraverso i sensi e l’esperienza, quelle teorie e formule che altrimenti sarebbero rimaste solo parole.
Questi materiali per la Montessori non sono strumenti didattici, ma dei veri e propri mezzi di sviluppo che stimolano nel/la bambino/a il piacere della scoperta e l’interesse, permettendo di compiere un’esperienza diretta, integrando sviluppo cognitivo, motorio ed emotivo. I materiali Montessori hanno la capacità di essere delle vere e proprie “astrazioni materializzate” agli occhi del/la bambino/a!

“Il bambino, partendo dal materiale, passa al numero astratto, e di qui al livello ancora più astratto dell’algebra, e lavora con precisione in tutti e tre i campi, quello materiale, quello astratto e quello algebrico, felice di poter capire il gioco delle unità.” (Maria Montessori, Educazione per un mondo nuovo).

Sulla scia del grande filosofo e fisico Pascal, il quale riteneva che la psiche umana avesse la caratteristica di essere matematica, ma anche su quella di Galileo che considerava la mente capace di intelligere il mondo tramite triangoli, quadrati e numeri, Maria Montessori scoprì molto presto che “le operazioni che destano nel fanciullo non solo interesse, ma addirittura entusiasmo, sono quelle che richiedono da lui la maggiore precisione: più complicato è l’argomento, maggiore è il suo entusiasmo.” (Maria Montessori, Educazione per un mondo nuovo).

Cosa dice la ricerca?

“Siamo nati per contare”!
E la ricerca sostiene da almeno 20 anni che: “la forma più antica di intelligenza che noi possediamo, la prima che compare, è proprio l’intelligenza numerica di quantità.” (Daniela Lucangeli, Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere).
L’intelligenza numerica è ancora più antica quindi di quella linguistica/verbale ed è stato dimostrato come essa sia presente già alla nostra nascita.

Gli studiosi Gelman e Gallistel, studiando bambini/e appena nati/e, hanno riscontrato che questi/e, anche quando non riescono ancora a discriminare il volto del genitore, sanno già che lì c’è “uno”.

Dati questi fatti è decisamente frustrante pensare a quanti/e bambini/e, ragazzi/e e adulti ancora oggi pensino non solo di non essere portati per i numeri, ma di essere delle vere e proprie frane senza speranza!

La ricerca ha inoltre dimostrato come possa essere impattante in casa l’atteggiamento dei genitori sulla percezione della matematica.
In un importante studio del 1986 i ricercatori Eccles & Jacobs scoprirono che quando i genitori dicevano ai/lle loro figlie/i che non erano bravi/e in matematica a scuola, quasi immediatamente i risultati di questi/e in quella materia diminuivano.
E ancora, il neuroscienziato Erin Maloney e i suoi colleghi scoprirono che l'ansia che avevano i genitori per la matematica mentre supportavano i/le bambini/e nello svolgimento dei compiti inficiava l'apprendimento dei/lle loro figli/e soprattutto nelle prime classi. (Maloney, Ramirez, Gunderson, Levine e Beilock, 2015).

Molti genitori infatti sono motivati a sostenere l'apprendimento della matematica dei/lle propri/e figli/e, ma non si sentono in grado di poterli/e aiutare nello svolgimento dei compiti.

Questo è un errore nel quale come genitori non dovremmo cadere, semplicemente perché non siamo noi gli insegnanti dei/lle nostri/e figli/e.

E anche qui la ricerca viene in nostro aiuto dicendoci che un'importante fonte di apprendimento della matematica è il coinvolgimento dei/lle bambini/e nella matematica quotidiana delle attività familiari: prendere parte ai conteggi necessari ad organizzare una festa, un viaggio o a fare la spesa.
Ecco perché sarebbe fondamentale conoscere il funzionamento del nostro cervello in relazione all’apprendimento e all’emotività, perché la scienza continua a fornirci conferme e importanti scoperte che dovremmo tenere in considerazione nel nostro cammino educativo insieme ai/lle bambini/e.

Cosa possiamo fare affinché la matematica non venga più odiata?

L’insegnamento della matematica è sempre stato visto come qualcosa di appartenente esclusivamente alla sfera scolastica, proprio perché si ritiene che certi argomenti non siano assolutamente alla portata della mente dei/lle bambini/e in età prescolare.

Come abbiamo visto invece, noi nasciamo con capacità innate di riconoscimento di quantità e basterebbero davvero poche e semplici attività manipolative/concrete per potenziare la nostra mente matematica anche a casa.

Ecco quello che possiamo fare:

  • Riconoscere che anche semplici situazioni domestiche o uscite all’aperto possono offrire numerose opportunità di imparare e applicare la matematica. Sta a noi genitori attirare l'attenzione su queste attività, proponendole con parole e suggerimenti adatti al loro periodo di sviluppo.

 

  • Rendere la matematica divertente. Uno dei motivi per cui non piace la matematica è perché il suo insegnamento molto spesso non implica il divertimento. La lettura, la storia, la geografia più facilmente della matematica possono trasportarci in altri tempi e luoghi e permetterci di immaginare di essere personaggi incredibili. Ma quanto potrebbe essere divertente invece cucinare insieme pesando, aggiungendo e togliendo degli ingredienti, o ancora, giocare al baratto o con delle monete in una bancarella improvvisata?

 

  • Far comprendere ai/lle bambini/e che la matematica è alla base di ogni cosa. È importante creare un collegamento tra la manipolazione di numeri e l’utilità di quello che si sta facendo. L’imparare non deve essere fine a se stesso, ma deve dare la possibilità di applicare ciò che si è imparato.

 

  • Non ergere la matematica su un piedistallo che non esiste. Questo crea ansia e pressioni su coloro che non ottengono da subito buoni risultati in questa materia. Questo è uno dei motivi per cui i/le bambini/e si mortificano nel momento in cui falliscono e si convincono che la matematica sia brutta e da evitare.

 

  • Comunicare messaggi positivi quando interagiamo con i/le bambini/e, dicendo che la matematica è piacevole tanto quanto altre materie e che chiunque può impararla grazie al proprio impegno, perché non è una questione di intelligenza.


In conclusione cosa accadrebbe ad un/a bambino/a che è portatore/trice innato/a del linguaggio se non lo/a esponessimo alla lingua parlata?
Non parlerebbe e il suo cervello perderebbe funzioni.
Per questo è importante che gli adulti nei primi anni di vita si occupino della formazione di tutte le funzioni del/la bambino/a, compresa ovviamente l’intelligenza numerica.

 




BIBLIOGRAFIA

Stanislas Dehaene, Il pallino della matematica. Scoprire il genio dei numeri che è in noi, Cortina Raffaello

Maria Montessori, Psicoaritmetica, Edizioni Opera Nazionale Montessori

Maria Montessori, Educazione per un mondo nuovo, Garzanti Elefanti

Daniela Lucangeli, Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere,Erickson

Gelman R. e Gallistel C.R. (1978), The child’s concept of number, Cambridge, MA, Harvard University Press.

John Allen Paulos (1988). In his book Innumeracy: Mathematical Illiteracy and its Consequences

Tim Jay, Jo Rose, Ben Simmons, (2018). Why Is Parental Involvement in Children’s Mathematics Learning Hard? Parental Perspectives on Their Role Supporting Children’s Learning

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