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Cosa sente il/la bambino/a - Pt. 2

Tempo di lettura: 4 minuti

Lo sviluppo sensoriale

Nell’articolo “Cosa percepisce il/la bambino/a” abbiamo focalizzato l’attenzione su cosa lui o lei possa captare da dentro il pancione e abbiamo visto che la quantità di stimoli avvertiti sono veramente sorprendenti! Oggi invece cercheremo di capire cosa un/a neonato/a invece “sente” dopo la nascita, come i suoi sensi si affinano con la crescita in rapporto al contesto ambientale familiare e sociale in cui cresce.

Il tatto, l’udito, l’olfatto, il gusto sono sensi ben sviluppati alla nascita: tutte le strutture cerebrali funzionali all’interpretazione dei relativi stimoli sono ampiamente formate e le vie neuronali sono pronte a far passare le informazioni dall’ambiente al cervello (segnali di input) e viceversa (segnali di output cioè di risposta motoria e cognitiva).

Ovviamente anche la vista ha tutta la parte strutturale ben costituita, ma considerate che un/a neonato/a, fino al primo mese di vita ha una visione sfuocata: all’inizio percepisce solo la luce e il buio (ecco perché in questi primi momenti sono essenziali il contatto, la vicinanza e le parole della mamma e del papà!), poi pian piano comincia a discernere quello che sarà lo stimolo più accattivante: il volto umano.

Fino a qualche decennio fa si pensava che dopo la nascita il/la bambino/a non “sentisse” nulla, cioè che fosse un essere passivo, che era portato a soddisfare solo i suoi bisogni di cibo e di digestione, oggi diversi studi confermano, in realtà, che lui/lei è molto attivo/a, che dai cinque sensi arrivano tante informazioni e fin dalla nascita il suo “sentire” non è solo qualcosa legato ai bisogni primari (fame, sete, sonno), ma investe aree del comportamento molto importanti, tra le quali possiamo annoverare sicuramente quella delle emozioni e della regolazione emotiva.

 

Cosa allora percepisce un/a neonato/a nei suoi primi mesi di vita?

  • Percepisce suoni: principalmente parole, ma non gli/le arriva solo la vibrazione sonora così com’è, arriva anche come quella parola viene detta, arriva la dolcezza o la freddezza con cui viene emessa, arriva il calore, il sussurro, se viene pronunciata ridendo o piangendo, il timbro di emissione che cambia in base al momento quotidiano che si sta vivendo: veglia, poppata, intrattenimento o addormentamento; piano piano quindi non solo si abituerà a riconoscere determinati termini, ma sarà in grado di percepire come essi vengono detti.
  • Percepisce melodie: già è stato detto diverse volte che le musiche ascoltate in pancia vengono riconosciute dopo la nascita, questo ovviamente non è un processo cognitivo per cui il/la bimbo/a si “rende conto” che ha già udito quella melodia, ma ne percepisce comunque il benessere che ne deriva poiché ritrovare qualcosa di già “vissuto” tranquillizza automaticamente il/la bambino/a e lo/la porta ad avere la sensazione di essere in un ambiente sicuro e nel quale si sente protetto/a.
  • Percepisce odori: alla nascita sa distinguere senza sbagliare l’odore della mamma (per questo si consiglia di mettere nella carrozzina un vecchio pigiama e/o indumento che possa emanare tale profumo, avviene lo stesso effetto “calmante” descritto sopra per le melodie);  nei mesi successivi l’olfatto viene affinato sempre di più per cui avrà familiarità con i profumi della casa, durante lo svezzamento poi riconoscerà, prima che la serviate a tavola, l’odore della pappa fatta con il brodo vegetale.
  • Percepisce la luce e il buio, quando viene allattato inoltre, essendoci circa una distanza di 30 centimetri, avverte due zone centrali più scure ed una in movimento cioè rispettivamente gli occhi e la bocca del viso materno. Questi elementi, come si è anticipato sopra, saranno fonte di notevole interesse per il/la bambino/a, infatti lui o lei ricercherà spesso il contatto visivo con il viso della mamma e/o di un familiare. Dopo il primo mese riuscirà anche ad associare piano piano la voce che sente al relativo volto che la sta pronunciando. A due mesi i/le neonati/e riescono perfino a discernere le diverse espressioni mimiche facciali: “sanno” cioè capire quando stanno guardando qualcuno che sorride o che è serio, riescono a farlo non solo con persone diverse, ma anche con la stessa. Ovvio è che questo giungono inizialmente a scoprirlo con il caregiver con il quale trascorrono più tempo.
  • Percepisce le emozioni: quelle primarie (rabbia, paura, disgusto, gioia, tristezza e sorpresa) sono universali e vengono distinte in modo chiaro dai 4/5 mesi in poi. Esse sono ovviamente funzionali all’adattamento all’ambiente, per cui poter fornire uno spazio di crescita all’interno del quale possono essere esperite risulta importantissimo anche perché il passaggio successivo, nell’evoluzione del/la bambino/a, riguarda la regolazione emotiva che avviene fin dai primi mesi di vita e che caratterizzerà il comportamento e aree fondamentali dello sviluppo durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Il disgusto è qualcosa che i/le bimbi/e già a due mesi possono percepire, se avvicinate un cucchiaino di un cibo non molto gradito vedrete che avranno l’istinto di allontanarsi e sicuramente al terzo mese potranno anche farvi ridere con una smorfia di disgusto assolutamente palese!
  • Percepisce quando lo/a toccate, è quello che gli psicologi perinatali chiamano “tocco”. I recettori tattili sono ben sviluppati e, se i primi a formarsi sono quelli della bocca, rapidamente anche tutta la pelle del/la vostro/a bambino/a ne sarà piena: sono quindi molto sensibili alle carezze, ai massaggi, a come li/le maneggiate, alla delicatezza che mettete quando state pelle a pelle. Il contatto è fondamentale per un/a neonato/a poiché attraverso esso vengono veicolati dei messaggi che vanno direttamente al cervello e predispongono allo sviluppo di aree assolutamente fondamentali per lo sviluppo psicofisico del/la bambino/a stesso/a.

I/le vostri/e bimbi/e nascono quindi dotati di un apparato strutturale capace di recepire una grande quantità di stimoli e sta al mondo degli adulti far sì che l’ambiente in cui essi/e sono inseriti/e sia il più consono possibile. A volte un genitore non sa magari bene come favorire questo, tutto ciò è assolutamente normale, ma vengono in aiuto loro, i/le vostri figli/e: imparando ad osservarli riuscirete a comprendere cosa e come fare.

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