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Emozioni in gioco

Tempo di lettura: 4 minuti
Quando nascono e come accompagnare i/le bambini/e nello sviluppo emotivo
Le emozioni sono parte integrante della persona: il nostro benessere, dipende molto dalla nostra capacità di riconoscerle, comprenderle e gestirle, lo stesso processo è importante saperlo fare anche con le persone con cui noi entriamo in relazione.

Quando nascono le emozioni?

Lo sviluppo emotivo e affettivo, soprattutto negli ultimi anni, è un tema di forte interesse non solo per i professionisti che si occupano dell’infanzia ma anche di genitori e caregiver che sono sempre più interessati a comprendere come aiutare i/le propri/e piccoli/e ad esprimere e regolare le proprie emozioni. Sono numerosi i ricercatori e le ricercatrici che hanno approfondito questa tematica e nella letteratura scientifica vi sono evidenze molteplici ed eterogenee relativamente al “quando e come nasce un’emozione”.

Tra queste vi è sicuramente il ritenere che le emozioni abbiano una base innata, per cui ogni bambino/a durante il primo anno di vita è in grado di sperimentare una serie di emozioni, definite di base, come gioia, rabbia, paura, tristezza, sorpresa, disgusto. Ma le emozioni sono molto più complesse di quello che siamo abituati a pensare in quanto costituite da diverse componenti: fisiche, cognitive, relazionali e comportamentali. Imparare a padroneggiarle perciò in modo completo è un compito lungo e difficile, che dura tutta la vita; è perciò di fondamentale importanza prendersi cura delle emozioni dei/delle nostri/e bambini/e e aiutarli/e a conoscerle e gestirle.

Le emozioni ci aiutano a comunicare agli altri il nostro stato di benessere o malessere, ma permettono anche di comunicare a noi stessi come ci sentiamo dandoci importanti informazioni su come comportarci, cosa scegliere, cosa progettare, cosa ripetere, cosa non fare più, orientando quindi le nostre direzioni attuali e future. Regolare le emozioni non vuol dire non provare emozioni spiacevoli, ma saperne modulare la dimensione, l’intensità e il significato al fine di renderle funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi e al benessere individuale e sociale.

Quanto le relazioni, il gioco e l’educazione possono influire sullo sviluppo delle emozioni?

Già da piccolissimi i/le bambini/e sono attenti agli stati emotivi di chi sta loro intorno e questo si manifesta, ad esempio nel contagio emotivo. Il/La bambino/a viene “contagiato/a” dall’emozione dell’altro, per cui, ad esempio, se un/a coetaneo/a accanto a lui piange, può scoppiare lui/lei stesso/a in un pianto disperato, se il genitore che lo accudisce è in ansia, anche il/la bambino/a può provare ansia. Questi solo alcuni degli esempi in cui è evidente che ci possa essere una condivisione emotiva che viaggia lungo un canale che non è strettamente linguistico ma emotivo. Possiamo dunque dire che entrare in relazione, ossia stare vicino ad un/a bambino/a, implica già la comunicazione di un’emozione.

Come educare, ossia accompagnare il/la nostro/a bambino/a nello sviluppo delle emozioni? Si può parlare di gioco di emozioni?

Se diamo al termine gioco il suo vero significato allora possiamo rispondere Sì, si può! Gli studiosi, infatti considerano il gioco un importante fattore di sviluppo perché permette al/la bambino/a di sperimentare prima e di consolidare poi nuove competenze sia cognitive che socio-affettive e relazionali. Il gioco è un’esperienza ludica che permette al soggetto di manifestare la propria attività personale, spontanea e intenzionale indispensabile alla dinamica della crescita. Le attività ludiche sono un’ottima palestra per lo sviluppo delle abilità emotive e sociali proprio perché il gioco è tale se libero e spontaneo. Pensiamo a quanto nel momento del gioco accadano situazioni inevitabilmente emotive: aspettare il proprio turno, condividere i giocattoli, cooperare insieme, ecc.

Attraverso il gioco il/la bambino/a esplora e conosce l’ambiente fisico e sociale circostante. Pertanto, anche quando parliamo di emozioni l’adulto deve comprendere che nulla può essere trasmesso con modalità istruttiva: si fa così, devi essere così… ma è necessario lasciare spazio alla funzione affettiva, è necessario far vivere al/alla bambino/a il piacere di giocare, sperimentare in modo spontaneo le emozioni così da poter rinforzare la propria iniziativa, la propria autonomia per arrivare pian piano a scegliere come comportarsi e come gestire le proprie emozioni in modo funzionale. Prima di poter far questo il/la bambino/a è attento/a ad osservare cosa scatenano i suoi comportamenti nelle persone a lui/lei vicine.

Quanto deve essere preparato un genitore?

Accompagnare allo sviluppo delle competenze emotive non vuol dire essere necessariamente dei genitori super informati e competenti dal punto di vista tecnico-scientifico, ma vuol dire soprattutto saper osservare, percepire e ascoltare le emozioni del/della bambino/a aiutandolo/a a comprenderle ed esprimerle in modo funzionale e flessibile.

La via giocosa implica di evitare operazioni di tipo istruttivo per lasciare spazio alla via più naturale che riguarda principalmente gli aspetti affettivi, far vivere al soggetto il piacere del gioco spontaneo, in modo che rinforzi la propria iniziativa, la propria autonomia, per promuovere e sviluppare l’intenzionalità.

I metodi che danno istruzioni, su cosa e come si deve fare risultano al/la bambino/a spesso noiosi e poco stimolanti, è certamente vantaggioso adottare una metodologia attiva, che vede protagonista attivo/a il/la bambino/a stesso/a per potenziare le sue attitudini di azione e di comportamento. È importante infatti motivare i/le bambini/e combinando l’aspetto piacevole, giocoso, con l’aspetto dell’attenzione, della concentrazione, della fatica.

E ora pronti a giocare per star bene con se stessi e con gli altri!


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