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Chi va là? La paura dell'estraneo

Tempo di lettura: 6 minuti
Come abituare il/la bambino/a a contatti sempre più frequenti

Quando un/una bambino/a viene alla luce, si ritrova inserito/a in un mondo che non conosce, per nove mesi ha vissuto protetto/a nella pancia calda, accogliente e dotata di tutti i confort della mamma, ciò che trova fuori è senza dubbio molto stimolante, ma sicuramente impegnativo da conoscere e da apprendere. Una delle sfide evolutive più importanti riguarda proprio la capacità dell’individuo di riuscire a diventare un soggetto capace di adattarsi in maniera funzionale all’ambiente circostante, capace di crearsi una propria personalità e di riuscire a costruire relazioni significative. Questo processo dura diversi anni, ma comincia fin dalla nascita, a piccoli passi, giorno dopo giorno. 

Per i primi tre mesi il/la bambino/a non ha consapevolezza di sé, nel senso che non riesce a percepirsi come una persona diversa dalla mamma, ma piuttosto come un suo prolungamento, non a caso in ostetricia i primi nove mesi dopo la nascita vengono definiti anche come “esogestazione” cioè una gestazione “fuori” dall’utero materno. Al quarto mese i/le bambini/e cominciano un lungo processo di primaria differenziazione tra sé ed il mondo esterno, rappresentato generalmente dalla mamma o dal caregiver di riferimento: iniziano cioè a percepire che sono qualcosa di diverso, che le persone che sono abituati ad avere vicino sono differenti tra loro e che gli stimoli offerti dall’ambiente familiare ed extra-familiare sono veramente variegati, per cui i/le bambini/e iniziano ad esplorare, a scoprire parti del loro corpo (molti genitori hanno i loro video mentre si guardano assolutamente concentrati le manine, ruotandole ed aprendole con stupore!) ed iniziano ad interagire in maniera più evidente con nonni, zii e parenti.

Il/la bambino/a ha bisogno di continui stimoli per poter acquisire sempre di più quella che in futuro sarà chiamata “competenza relazionale”, cioè la capacità di sapersi rapportare con gli altri in maniera diversificata, per cui la possibilità di stare con adulti significativi oltre al babbo e alla mamma (quindi nonni, zii, cuginetti, amici di famiglia) permette ai/lle bambini/e di trovarsi in contatto con modalità di approccio differenti e questo rappresenta un “materiale di scoperta sociale” assolutamente importante per loro. Per questo motivo generalmente fino al settimo mese i/le bimbi/e sono molto curiosi verso le persone, guardano di più il volto degli altri, i movimenti della bocca, le espressioni del viso e i gesti del corpo. Stanno cioè facendo esperienza di ciò che percepiscono come “altro” da loro. 

 

L’ansia da separazione

Molte mamme però verso l’ottavo/nono mese rilevano un cambiamento “tipico” di questo periodo, soprattutto coloro che ancora allattano riferiscono che il loro bimbo o la loro bimba ha risvegli più frequenti di notte e che cerca maggiormente il contatto materno attraverso il seno. Altro elemento che si verifica è una generale tendenza del/la piccolo/a ad essere “pauroso/a” nei confronti degli estranei (cosa che invece mesi prima non dimostrava) e a rifugiarsi maggiormente con mamma e papà. Si possono verificare anche pianti accesi o “scenate” di fronte a persone estranee (o a volte anche familiari, ma che magari si frequentano poco) che spiazzano i genitori, abituati ad un/a bambino/a “tranquillo/a e socievole”.

Questo atteggiamento può sembrare strano ed alcuni pensano che rappresenti una sorta di regressione dello sviluppo, ma in realtà testimonia proprio il contrario e cioè una fase normale della crescita, un’evoluzione che coinvolge diversi aspetti del comportamento del/la bambino/a. Ciò che ne è alla base è “l’ansia da separazione” ovvero la paura di essere separati dalla mamma o dalla figura di riferimento più significativa. 

Questo timore NON indica assolutamente che si sono prestate meno attenzioni al/la proprio/a figlio/a, ma rappresenta proprio una sua TAPPA EVOLUTIVA. Vuol dire che il/la bambino/a ha acquisito diverse abilità, prima fra tutte quella che dicevamo sopra, cioè ha appreso a distinguere tra sé e la mamma e tra i propri cari e le persone che non conosce. Questo aspetto è reso possibile grazie anche al perfezionamento del sistema visivo, basti ricordare che un/a neonato/a alla nascita riesce a vedere in modo sfuocato, per capirsi, è come se avesse un fazzoletto di carta tra sé e gli altri e vede ad una distanza di massimo 20-25 cm, a otto mesi la visione è molto più definita e dettagliata.

A questa età riesce a cogliere anche le “espressioni emotive del viso” e i diversi toni del dialogo, distingue ad esempio un tono di rimprovero da uno di scherzo, nello stesso modo ha affinato l’ascolto distinguendo tra una voce conosciuta ed una no. Altra abilità importante è rappresentata dal fatto che il suo sviluppo lo/a porterà, verso un anno, “a capire” che quando la mamma ad esempio non c’è, non vuol dire che è scomparsa, ma che è da un’altra parte e lui/lei potrà riabbracciarla di nuovo al suo ritorno. Il pianto quindi che si manifesta quando lei non c’è o si avvicina qualcuno di sconosciuto, indica non solo una protesta, ma una sorta di segnale per richiamarla a sé.

La paura dell’estraneo quindi legata all’ansia da separazione passerà naturalmente con la crescita, generalmente dopo un anno, senza particolari difficoltà da parte dei genitori.

 

Come i genitori possono aiutare il/la proprio/a bimbo/a a superare la tappa evolutiva della paura dell’estraneo?     

Come abbiamo detto sopra questa è una fase che si risolve naturalmente, ma i genitori possono attuare dei piccoli accorgimenti per favorire un outcome positivo:

-          fin da piccoli favorire la creazione di un legame di attaccamento sicuro, creare cioè una relazione positiva e “affidabile” con il/la proprio/a bambino/a in modo che lui o lei riescano a gestire al meglio le “separazioni” dalle figure di accudimento significative

-          non forzare il/la bambino/a a compiere azioni che non vuole, non costringerlo/a ad esempio ad andare in braccio a qualcuno se ne ha paura, rispettare quindi i suoi tempi

-          avere fin da piccolo/a contatti con altre persone di fiducia, oltre a quelle del papà o della mamma, come dicevamo all’inizio, può rappresentare un modo per “abituarlo/a” a esplorare fin da subito visi, emozioni e comportamenti diversi, permettendogli/le un bagaglio di esperienze che possono tornare utili nel corso del suo sviluppo.

-          i/le bambini/e “sentono” se la mamma o il papà non si fidano molto della persona che hanno di fronte o non hanno piacere che questa giochi con il/la proprio/a figlio/a, quindi la tranquillità dei genitori è sicuramente un elemento importante.

-          fornite “l’assist” a vostro/a figlio/a: siate voi genitori sorridenti mentre si avvicina una persona che il/la bimbo/a conosce poco, fate in modo che l’avvicinamento sia graduale, abbiate voi un tono di voce calmo e/o scherzoso, lui o lei, dopo un primo momento di “timidezza” potranno sciogliersi verso l’altro.

 

Voi genitori sappiate che la paura dell’estraneo è una tappa evolutiva e non un problema, quindi pazienza, coccole e rassicurazioni amorevoli a profusione!

 

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