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L'importanza di creare legami sin dai primi anni di vita

I primi mille giorni di vita del/la bambino/a sono fondamentali per uno sviluppo psicofisico sano ed armonioso, questo ormai è un dato certo per chi si occupa non solo del mondo dell’infanzia, ma anche di biologia, psicologia, medicina e sociologia. Il perché di tutte queste discipline è chiaro: la salute non è la mancanza di una patologia, non va intesa per difetto, “sto bene perché non ho questo o l’altro sintomo”, ma va riconosciuta con una percezione piena di benessere personale, non solo da un punto di vista fisico, ma anche psichico e sociale.


Chi si occupa di epigenetica e nutrigenomica, scienze che rilevano come l’ambiente possa influire sull’espressione stessa del patrimonio genetico e, di conseguenza, sulla crescita e sullo sviluppo dell’individuo, afferma che la programmazione della salute di un essere umano inizia nella pancia della propria mamma, in virtù del rapporto costante che lei ha con gli stimoli ambientali in cui è inserita in quel determinato periodo (alimentazione, rapporti di coppia e familiari, situazioni lavorative e di vita).

Cosa vuol dire questo?

Significa che tutti noi nasciamo con una base determinata dal codice genetico, regalatoci dai nostri genitori, ma che da solo esso non basta per stabilire chi saremo o cosa diventeremo, non basta per predeterminare la nostra personalità o il nostro carattere. Un ruolo fondante e fondamentale lo hanno infatti l’ambiente in cui siamo inseriti le prime relazioni.

 

Le prime relazioni e l’attaccamento
Quando veniamo al mondo siamo molto immaturi e abbiamo il bisogno fisiologico di essere alimentati, coperti o scoperti in base alla temperatura, lavati, cambiati, curati. Questi rappresentano dei bisogni primari dei quali non possiamo fare a meno, se ne venisse a mancare anche solo uno andremmo incontro sicuramente a dei problemi seri.

Allo stesso livello e, con la medesima importanza, esiste un altro bisogno, una predisposizione fisiologica, dettata dalla nostra natura biologica e cioè la necessità di essere protetti, amati, coccolati, pensati ed accarezzati fin dalla nascita.

Il neonato o la neonata infatti hanno bisogno, per sopravvivere, di essere nutriti non solo con il latte, ma anche di essere “alimentati mentalmente” con le attenzioni della mamma o di chi si occupa primariamente di lui o lei. Questa “alimentazione emotiva” porterà il/la bambino/a instaurare un rapporto caldo, affettuoso ed accogliente col proprio caregiver e gli/le permetterà di creare una relazione di attaccamento sicura che fornirà lo stampo relazionale di tutti i legami interpersonali futuri. Non solo le prime relazioni influenzano quelle future, ma condizionano anche lo sviluppo fisico e cerebrale del/la bambino/a. Occorre ricordare infatti che alla nascita il sistema cerebrale è completo da un punto di vista strutturale, ma molto plastico, cioè in una continua costruzione, sempre più raffinata, di quei circuiti neuronali che saranno funzionali all’adattamento all’ambiente. Questo vuol dire che se il/la bambino/a trova un sistema familiare accogliente, accudente e pronto a soddisfare le sue necessità, riuscirà a creare relazioni primarie significative sicure che lo/a porteranno a sviluppare, anche a livello cerebrale, sistemi di adattamento funzionale.


Si tratta quindi di una questione di sopravvivenza: la natura, saggia com’è, ha pensato bene che il cucciolo di uomo da solo non può svilupparsi e quindi ha bisogno di qualcuno che lo accudisca fisicamente e psicologicamente, proprio perché, come dicevamo sopra, la salute abbraccia, fin da subito, ogni aspetto dell’essere umano e quello relazionale ne rappresenta un elemento di primaria importanza.

 

Quando iniziano le prime relazioni?
Si sarebbe portati a pensare che le prime relazioni significative possano essere collocate dalla nascita in poi. Sicuramente abbracciare il proprio bimbo o la propria bimba, dopo il parto, permette di attribuire un volto, un profumo, una fisionomia a qualcuno che era in pancia e che fino a quel momento si era solo immaginato. Questo rappresenta un forte stimolo alla creazione di un legame, ci si trova tra le braccia qualcuno che la mamma conosce, sotto un certo punto di vista, da nove mesi, mentre per altri aspetti rimane tutto da scoprire; i genitori, quindi, sentono profondamente la necessità di conoscere lui o lei e di stabilire un contatto reale con la loro nuova creatura. Inizia così un viaggio di conoscenza avvincente e senza dubbio ricco di sfumature emotive che condurrà i genitori e il/la proprio/a bambino/a a scoprirsi e ad adattarsi sempre di più all’ambiente familiare che stanno costruendo insieme.


In realtà però il viaggio comincia molto prima.
Esso prende il via da quando i genitori iniziano a pensare di avere un/a bambino/a. Pensieri, aspettative, desideri, timori fanno parte di un bagaglio importante che portate con voi, dal periodo della gravidanza fino al post partum. I futuri genitori quindi, dal concepimento in poi, con i “fili” dei loro pensieri e delle loro emozioni cominciano ad intessere una tela dalla quale emergerà, dopo la nascita, la relazione con il/la proprio/a figlio/a, è come se preparassero in qualche modo un terreno fertile dal quale far nascere le prime relazioni significative.
Quando un/a bambino/a viene alla luce quindi “sente” se è stato/a pensato/a, immaginato durante il suo sviluppo in pancia, cioè trova un ambiente esterno all’utero materno che è pronto ad accoglierlo/a e a custodirlo/a, pronto cioè a soddisfare le sue esigenze e, da qui, parte quell’avventura fantastica che è la profonda conoscenza relazionale tra un/a bambino/a ed i suoi genitori.

 

Come i genitori possono promuovere l’emergere di relazioni significative positive con il/la proprio/a bimbo/a?

- Occorre prima di tutto fare in modo che voi futuri genitori abbiate la possibilità, durante il corso della gravidanza, di confrontarvi reciprocamente sulle aspettative, sui dubbi e sui pensieri che il/la piccolo/a in pancia suscitano in voi.


- Tempo fa si credeva che i /le bimbi/e nell’utero materno fossero passivi, in realtà sono tanto attivi ed interagiscono molto con il corpo della mamma e con quello che sentono nell’ambiente extra uterino, quindi potete tranquillamente “dialogare” con loro!


- Dopo la nascita immaginate che vostro/a figlio/a abbia la stessa voglia di conoscervi di quanta ne abbiate voi di lui o di lei, ma all’inizio dovrete imparare a decifrare i suoi segnali ed i suoi bisogni, inoltre non esistono né figli né genitori perfetti per cui la creazione di una buona relazione non dipende da quanto aderite ad un’immagine “del genitore ideale che non sbaglia mai”, ma da come siete vicini, affettuosi, empatici e sensibili nei confronti dei/lle vostri/e bimbi/e.

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