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Enza, una mamma in PMA

Tempo di lettura: 3 minuti
La Procreazione Medicalmente Assistita
Quando si parla di genitorialità si pone spesso l’attenzione su ciò che comporta il diventare e essere genitore, dal cambiamento dello stile di vita, alle responsabilità, all’educazione e gestione di un/a figlio/a, ma in realtà da un punto di vista psicologico la genitorialità ha a che fare con una fase di sviluppo dell’adulto durante la quale nasce la capacità di creare, proteggere, nutrire, amare e rispettare un altro essere diverso da sé, non necessariamente un/a bambino/a.
La genitorialità quindi non si esaurisce in un semplice ruolo, quello del genitore, ma si esprime in una “funzione” quella della “capacità di prendersi cura”, che può prescindere dalla maternità e paternità biologiche.
Spesso, ma non necessariamente, questa fase evolutiva si estrinseca in età adulta e può trovare espressione nel desiderio di rivestire quel ruolo, di diventare quindi genitore e nella volontà di prendersi cura di un/a figlio/a.
Se questo desiderio del singolo poi è condiviso anche dal partner all’interno della coppia ecco che può nascere l’idea di allargare la famiglia e di provare a concepire un/a bambino/a.
È in questo momento però che una coppia può ritrovarsi, suo malgrado, di fronte a delle difficoltà legate al concepimento e di conseguenza alla realizzazione di quel desiderio. In questo stesso momento però la scienza può costituire una risorsa preziosa per far sì che quel desiderio possa trasformarsi in realtà.
In uno scenario del genere quindi un tema come quello della PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) diventa rilevante, e per questo abbiamo voluto chiedere a chi in prima persona ha affrontato questo percorso di raccontare la propria esperienza.

La storia di Enza, una mamma in PMA
“Sono Enza Perna, una donna infertile ora mamma del mio miracolo di 11 mesi, e avendo dovuto affrontare in prima persona l’ostacolo dell’infertilità ho deciso di condividere la mia esperienza in modo da aiutare chi, come me, si trova ad affrontare questo duro cammino inaspettato.
La storia non inizia proprio cosi, ma con un incontro, quello con l’amore. Conosco e mi innamoro della persona che sarebbe poi diventata mio marito, ci sposiamo, compriamo una casa ed emerge il desiderio indiscusso di avere un bebè, ma qualcosa non va: la gravidanza si fa attendere.
In quel periodo mi venivano annunciate di continuo cicogne in avvicinamento. Ho perso il conto delle volte in cui ho passato minuti interminabili a guardare l’orologio per poi scoprire che anche quel test di gravidanza era negativo. Quando non vedi comparire quelle due linee la delusione ti avvilisce, il respiro si ferma, il cuore rallenta il suo battito e ti senti svuotata di tutto, ogni buon proposito viene cancellato in un attimo.

Inizia così il nostro inconsapevole percorso in salita fatto di medici e specialisti, fino al giorno in cui arriva la tanto inattesa diagnosi di infertilità.
È allora che come tante altre coppie decidiamo di chiedere aiuto e di affidarci alla scienza. L’unica via possibile è quella di ricorrere alle tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita).

Racconto la nostra storia nella speranza di poter dare supporto e coraggio a tutte quelle ragazze e donne che ho visto (e vedo tuttora) vagare nei corridoi degli ospedali o aspettare nelle sale d'attesa dei centri di infertilità.
La PMA è un percorso intrinseco di ostacoli, ti prova a livello psicologico e fisico. Quando mi sono approcciata al mondo dell’infertilità mi sono sentita catapultata in un pianeta parallelo, senza informazioni chiare e sotto certi aspetti senza umanità.

Quando ho iniziato la ricerca di informazioni ho chiamato diversi centri privati prima di scegliere dove fare il mio primo consulto e spesso nel corso delle chiamate ho avuto l’impressione di essere solo un numero.
Per questo la mia esperienza mi porta a consigliarvi di spendere qualche minuto in più per cercare a chi affidarsi, specie all’inizio. So che una volta che si ha la consapevolezza di dover chiedere aiuto si vorrebbe fare tutto e subito, ma è importante fermarsi a ragionare per cercare con un po' più di lucidità una figura professionale e un centro d'infertilità nei quali riporre la propria piena fiducia. È importante farlo perché le persone a cui vi affiderete diventeranno la vostra famiglia per un periodo, anche perché la durata del percorso di PMA non è mai definita dall'inizio.

La Procreazione Medicalmente Assistita è un argomento poco conosciuto, ma che fa molto parlare di sé e spesso solo tra le mura di casa, invece con il tempo ho avuto modo di capire che sono molteplici le strade, i problemi e le cause, i tempi e di conseguenza i protocolli che si possono intraprendere per arrivare a realizzare il proprio sogno di diventare genitori.
Credo che la divulgazione e la sensibilizzazione dei diversi aspetti legati alla PMA siano oggi temi di massima importanza sui quali la nostra società dovrebbe assolutamente porre una particolare attenzione.
Solo in Italia circa il 15% delle coppie (dati ufficiali ISS) si trova ad affrontare questo percorso nel corso del quale può capitare di sentirsi soli e privi di sostegno, proprio perché manca una buona informazione e perché sono ancora troppi i tabù relativi all’argomento.

In seguito a questa esperienza di vita e all’incontro con tante altre coppie in difficoltà, mio marito e io abbiamo deciso di aprire su Instagram la pagina @cominciamo123 e di raccontare la nostra storia infertile fatta di quotidianità, di emozioni, di paure e timori, di esami e punture, di aspettative e delusioni, perché crediamo sia importante informare il più possibile le coppie che si trovano nella nostra stessa condizione.
Da questa esigenza di condivisione e sensibilizzazione è nata anche l’Associazione “Mamma in PMA” che ha lo scopo di supportare, informare e accompagnare le coppie e/o i singoli nei percorsi di avviamento al concepimento, alla Procreazione Medicalmente Assistita e successivamente alla gravidanza e all’allattamento.

La speranza che alimenta questi progetti è quella che sempre più donne e coppie possano leggersi nelle nostre parole e trovare informazioni e supporto, per intraprendere con consapevolezza questo percorso difficile ma che può anche offrire, come è capitato a noi, l’opportunità di realizzare il bellissimo sogno di diventare mamme e papà.”
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