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Te lo dico a modo mio

Tempo di lettura: 3 minuti

La comunicazione dai 6 mesi e i gesti deittici

Sarà capitato a tutti di sfogliare vecchi album e trovare foto di quando si era piccolini/e con a fianco uno spazietto in cui la mamma o il papà avevano scritto la ricorrenza e l’età: “il mio primo compleanno", "la mia prima linguaccia", "ho fatto cinque passi verso nonno", "la mia prima pappa" o "il mio bagnetto”. Sfogliare l’album delle foto può essere considerato come un “manuale personale del proprio sviluppo”, ecco: ogni bambino/a ha il proprio album da sfogliare, nel senso che i tempi di conseguimento delle principali tappe evolutive possono variare e ognuno ha le proprie modalità e tempistiche di acquisizione.

Questo aspetto è sicuramente chiaro per i professionisti che si occupano del mondo dell’infanzia, ma deve essere tenuto in considerazione anche da voi genitori, per evitare eccessive ansie o paure che possono accompagnare lo sviluppo di vostro/a figlio/a.

Dopo questa premessa possiamo proseguire il nostro viaggio nella comunicazione umana soffermandoci su un aspetto che spesso richiama
l’attenzione dei genitori: i primi gesti del/della bambino/a.

Come già detto in precedenza anche il comportamento è comunicazione e quindi anche i gesti compiuti dai bimbi e dalle bimbe hanno un forte potere comunicativo e relazionale e, come per il linguaggio, anche la gestualità ha un’evoluzione tipica che rispecchia la progressiva maturazione psicofisica dell’individuo.


Fase pre-intenzionale e intenzionale della comunicazione gestuale
Fino a 6/8 mesi i/le bambini/e compiono dei gesti, si agitano nella culla, muovono braccia, allungano le mani, accompagnando a volte questi movimenti con dei vocalizzi: vogliono cioè comunicare qualcosa al genitore o al caregiver, ma non lo fanno con una intenzione precisa, sono i genitori che in base alla conoscenza del/la proprio/a bambino/a ne inferiscono il significato e quindi sanno letteralmente decifrare se lui o lei ha bisogno di bere, di prendere un oggetto, di essere cambiato/a o altro.

Questa è una comunicazione pre-intenzionale: una prima fase cioè dello sviluppo della gestualità che ovviamente è possibile individuare all’interno di una relazione fra il/la piccolo/a e chi si occupa di lui/lei.


Verso i 9/12 mesi invece si ha uno scatto evolutivo per cui il/la bambino/a riesce a comunicare appositamente ciò che desidera fare o qual è il suo bisogno. Questo è possibile perché nel frattempo ha acquisito quella capacità di differenziare se stesso dagli altri, i quali vengono concepiti come agenti autonomi capaci di soddisfare i suoi bisogni, perciò il/la bambino/a è capace di distinguere i mezzi dagli scopi.
Per fare un esempio molto semplice è come se si dicesse fra sé: “ho mamma/papà qui con me, il biberon dell’acqua è sul tavolo vicino a lei/lui, ora lo indico così capisce che ho sete, lo prende, me lo porta e io posso bere”.

Ovviamente il/la bambino/a non compie questo ragionamento a
livello consapevole, mette in atto il gesto e basta, ma il significato è proprio quello descritto sopra.
Si può dire che a questo livello il/la bambino/a comunica con delle azioni quello che ancora non riesce ad esprimere a livello verbale, infatti in questa fase emerge proprio la volontà del/la piccolo/a di attirare l’attenzione dell’adulto con lo scopo di ottenere il soddisfacimento dei suoi bisogni (fase intenzionale della comunicazione gestuale).


I gesti deittici
Proprio nella fase intenzionale (9/12 mesi) emergono i cosiddetti gesti deittici ovvero l’indicare, il mostrare, l’offrire, il dare e le richieste ritualizzate. Sarà capitato a voi genitori di osservare il/la vostro/a bimbo/a mentre vuole giocare con un oggetto a cui tiene, se questo è nel suo raggio visivo, ma non a portata di mano vedrete che lui o lei alzerà la manina e lo indicherà e con lo sguardo cercherà di avvisarvi, ponendo i suoi occhi una volta su di voi e poi sul giochino: il suo obiettivo vi appare subito chiaro e quindi molto probabilmente voi sottolineerete la richiesta esplicitando a parole la sua intenzione “vuoi quel gioco lì?”, lui/lei vi farà capire di sì e la sua missione sarà compiuta!

Questo sembra un passaggio molto semplice, ma per il/la bambino/a rappresenta una tappa veramente importante della comunicazione e dello sviluppo.
Se ad esempio passeggiate all’aperto e vi imbattete in qualche animale (di solito i bimbi ne sono molto attratti) noterete che lui/lei cercheranno i vostri occhi e la vostra attenzione e vi mostreranno con entusiasmo ciò che stanno osservando (il cane che scodinzola vicino, il cigno nello stagno), mettono in atto cioè un comportamento che serve per ottenere un’attenzione condivisa, la quale rappresenta un mattone fondamentale delle relazioni umane.


Spesso, come già accennato sopra, per rafforzare la loro intenzione e i loro scopi tali gesti sono accompagnati da vocalizzi a diverse “intensità” oppure dalle prime parole: “Tatà!” mentre indica un/a bambino/a che incontra per strada oppure “miao!” mentre vi porge un peluche a forma di gattino.

Ovviamente la capacità di porre l’attenzione su qualcosa, un giocattolo, un oggetto, una persona, un animale dipende da ciò che il/la bambino/a vede nel suo ambiente; ancora non sa richiedere ad esempio qualcosa che non percepisce nel contesto, questa sarà un’abilità che acquisirà in seguito con i cosiddetti gesti referenziali, i quali rappresentano un’ulteriore tappa evolutiva ed indicano che il/la bambino/a è in grado anche di organizzare la richiesta di un suo bisogno in modo più raffinato e sganciato dall’ambiente in cui si trova.

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