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Le ragazze programmano il futuro

Tempo di lettura: 3 minuti

Come ridurre il gender gap nella tecnologia e approcciarsi al coding 

Donne e STEM
«È questa la scuola adatta ad una ragazza!», «Non sprecare tempo, non è lavoro per ragazze!», «Ottimo lavoro, chi ti ha aiutata?».


Sono queste alcune delle frasi che le ragazze si sentono quotidianamente ripetere e che vanno a nutrire la disparità di genere (gender gap) nel mondo dello studio e del lavoro, un problema sociale ed economico che colpisce tutti i Paesi del mondo e che secondo il World Economic Forum sarà colmato soltanto tra più di 100 anni.


La disparità di genere viene tutt’oggi alimentata da pregiudizi e stereotipi che limitano le scelte delle ragazze già in ambito scolastico, spingendole ad intraprendere “studi considerati adatti alle donne” o addirittura a rinunciare agli studi per portare avanti la famiglia, in primis, e poi il lavoro, che eccezionalmente ricade nell’abito delle STEM. Cosa sono le STEM? L’acronimo fa riferimento a quelle discipline scientifiche (Science, Technology, Engineering and Mathematics) che abilitano competenze sempre più richieste dall’attuale mercato del lavoro; un mercato in cui però le donne hanno poco spazio di crescita e di soddisfazioni.


Il persistere di un gender gap nel settore scientifico e tecnologico (e non solo) rappresenta uno dei principali freni al cambiamento e allo sviluppo economico-sociale globale, tanto che le Nazioni Unite hanno individuato nella necessità di colmarlo un vero e proprio obiettivo di sostenibilità dell’Agenda 2030; l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 5 mira infatti a raggiungere l’uguaglianza di genere e a rafforzare il genere femminile in termini di percezione di competenza, consapevolezza e autostima. La strada da percorrere però è ancora lunga, e le nuove difficoltà dovute alla pandemia di covid-19 hanno evidenziato, ancora una volta, la tortuosità del suo percorso!

Avvicinamento al coding e alle STEM
Cosa si può fare per colmare questo divario? Sicuramente provare a superare tutte quelle barriere psicologiche, figlie di preconcetti e pregiudizi sulle donne nel settore scientifico e in ambito STEM, magari prendendo parte, sin da piccole, a laboratori tecnologici e scientifici (di coding, robotica, web design, ecc.) o partecipando a veri e propri contest e tornei STEM. I benefici sono tanti: dall’imparare facendo, a collaborare in team, fino a crescere ed aiutarsi a vicenda. Ecco alcune idee da mettere subito in pratica:


• Si può trovare il modo migliore per esprimere e raccontare se stessi, allenando lo storytelling digitale, attraverso la programmazione di personaggi virtuali (ad esempio, il coding con Scratch o altri programmi), oppure attraverso la creazione di podcast o di brevi video (audio-video editing).


• Creare da zero e gestire il proprio sito web o blog (informativo, divulgativo, ricreativo, ecc.) aiuta ad allenare competenze digitali di base ed avanzate e sensibilizza le giovani donne sull’importanza dell’impegno nel mondo del lavoro.


• Divertirsi nel costruire e programmare dei robot per risolvere compiti di realtà aiuta le giovani studentesse ad avere fiducia nella scienza e nella tecnologia, orientandole agli studi e alle professioni STEM, verso le carriere del futuro.
Attività di questo tipo possono aiutare a sostenere la parità di genere nei settori della scienza e della tecnologia e ad incentivare la partecipazione delle giovani donne al mercato del lavoro.


Alcune invenzioni fondamentali per cui ringraziare le donne
Se ci si sente scoraggiate dalla disparità di genere, ci sono tuttavia molti modelli positivi da cui trarre ispirazione. Erroneamente si tende a considerare il campo delle invenzioni e dei brevetti una prerogativa maschile, ma non bisogna mai dimenticarsi che molte delle invenzioni tecnologiche fondamentali che hanno rivoluzionato tanti settori lavorativi, ed anche la vita quotidiana dei cittadini, sono state realizzate da donne, che vale quindi la pena ricordare, non solo per il grande contributo che hanno dato al progresso scientifico, ma anche per essere ogni giorno fonte di ispirazione per le ragazze che con i loro studi e il loro lavoro aspirano a seguire le loro orme. Di seguito alcuni esempi di nomi e invenzioni di quando ancora non si parlava di donne e STEM:


• La lavastoviglie – 1886 – Josephine Cochrane
• Il tergicristalli – 1903 – Mary Anderson
• L’isolamento delle cellule staminali – 1991 – Dott.ssa Ann Tsukamoto
• I panelli solari per la casa – 1940 – Dott.ssa Maria Telkes
• Il COBOL – 1950s – Dott.ssa Grace Murray Hopper
• Il Kevlar – 1966 – Dott.ssa Stephanie Kwolek


Ci sono anche tante illustri personalità, come Rita Levi-Montalcini, neurologa, accademica e senatrice a vita italiana, insignita del Premio Nobel per la medicina nel 1986, Margherita Hack, astrofisica, accademica, divulgatrice scientifica e attivista italiana, e Fabiola Gianotti, attuale direttrice generale del CERN di Ginevra. Ma anche Maria Montessori, Marie Curie, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr, Ada Lovelace, Lise Meitner, Dorothy Crowfoot Hodgkin e tantissime altre.

Complimenti a queste donne straordinarie! Ora è il turno delle nostre ragazze!

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