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STEM e lettura

Tempo di lettura: 3 minuti
Lo sviluppo delle abilità linguistiche attraverso il coding
A scuola di STEM
Nella scuola a livello mondiale si sta facendo sempre più strada un approccio noto con l’acronimo STEM (a indicare gli ambiti scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico): esso mira rinnovare il modo di educare, superando il tradizionale insegnamento di discipline “a compartimenti stagni” e allenando i giovani ad affrontare le sfide complesse della contemporaneità.
Nella didattica STEM, conoscenze e abilità da diversi ambiti sono integrate in modo innovativo e vengono supportate da competenze trasversali (soft skills) strategiche per il futuro, come il problem solving e le abilità collaborative.
A pensarci bene, gran parte delle imprese dell’uomo hanno richiesto di “pensare in ottica STEM”: progettare uno shuttle, produrre un film o creare un’invenzione come lo smartphone non sarebbero stati possibili senza l’unione di fisici, ingegneri, designer, artisti e creativi!

Una delle “competenze STEM” oggi più penetrate nella didattica è l’educazione al pensiero computazionale. Oggi nelle classi, bambini e ragazzi si cimentano con software come Scratch o MIT App Inventor, che permettono di apprendere le basi del linguaggio computazionale e programmare prodotti come storie animate, videogiochi, simulazioni interattive, app. In molti Paesi del mondo l’insegnamento del pensiero computazionale è riconosciuto dalle politiche educative nazionali ed entrato di diritto nella programmazione a tutti i livelli di istruzione.

Programmare è come parlare una seconda lingua?
Sebbene la programmazione sia tipicamente associata all’ambito matematico o alle competenze digitali, molti esperti ritengono che sia qualcosa di più, che vada considerata una vera e propria “seconda lingua” e che la padronanza nella propria lingua madre vada di pari passo con l’apprendimento della programmazione. Ma che rapporto c’è tra lo sviluppo delle abilità linguistiche e il coding? Può il pensiero computazionale sostenere lo sviluppo del linguaggio, delle abilità di lettura e scrittura in età evolutiva?
Le somiglianze più evidenti riguardano come il linguaggio naturale e quello computazionale sono organizzati: entrambi fanno affidamento a un vocabolario o lessico, l’insieme dei “mattoni” di base dotati di significato: nella lingua sono i sostantivi, i verbi, le congiunzioni ecc., nell’informatica sono funzioni e variabili. Inoltre, in entrambi i domini esiste una sintassi, ovvero una serie di regole su come gli elementi di base possono essere combinati per creare significati nuovi: da un lato in frasi e periodi, dall’altro in algoritmi che regolano il funzionamento di qualsiasi software.

Come si legge e come si scrive (un codice)?
Più nel dettaglio, alcuni autori hanno indagato delle analogie nei processi con cui si comprende o si produce da un lato il linguaggio, dall’altro un codice.
Quando riceve un messaggio verbale (testuale o orale) o un codice, il “lettore” per prima cosa dovrà percepire e organizzare gli stimoli (ad esempio suddividere o raggruppare i fonemi/le lettere vs. le istruzioni di un algoritmo); ciò gli consente di riconoscere le unità elementari del messaggio e comprendere in quali relazioni sono tra di esse (es. come le parole si combinano per formare una frase, come diverse istruzioni formano una sequenza).
Di fronte a narrazioni o algoritmi più complessi, non basterà comprendere il significato di ciascuna frase o sequenza, ma anche cogliere la struttura a un livello superiore del testo o del programma (ad esempio, individuando i rapporti gerarchici tra più frasi o sequenze).
A questo punto chi legge sarà in grado di comprendere il significato che chi scrive (o parla) voleva comunicare, o in ambito computazionale lo scopo per il quale è stato creato un algoritmo.

Se percorriamo il processo necessario per produrre un testo o un algoritmo, possiamo ritrovare le stesse corrispondenze: si parte da un’intenzione comunicativa e si finisce attivando atti motori per “emettere” il messaggio, che sia scrivere su carta, parlare o digitare una sequenza di comandi.
Queste analogie sostengono l’idea che esercitarsi nel costruire sequenze di comandi possa aiutare i bambini nella costruzione di frasi con una corretta sintassi, e creare programmi composti da sequenze organizzate possa allenarli a formulare pensieri e narrazioni complessi. Alcune ricerche hanno prodotto risultati interessanti su questo campo, mostrando ad esempio come insegnare il pensiero computazionale consenta di sviluppare capacità di storytelling e compositive e possa facilitare l’apprendimento delle lingue, anche in studenti con compromissioni nella letto-scritture e cognitive.


Bibliografia:
Evelina Fedorenko, Anna Ivanova, Riva Dhamala, Marina Umaschi Bers, The Language of Programming: A Cognitive Perspective, Trends in Cognitive Sciences, Volume 23, Issue 7, 2019, Pages 525-528

Jacob, S.R. and Warschauer, M., 2018. Computational Thinking and Literacy.
Journal of Computer Science Integration, 1(1)

Papert, S. (1980) Mindstorms: Children, Computers and Powerful Ideas, Basic Books

Peppler, Kylie A., and Mark Warschauer. "Uncovering literacies, disrupting stereotypes: Examining the (dis) abilities of a child learning to computer program and read." International Journal of Learning and Media 3.3 (2011): 15-41.

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