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Mamma che fatica!

Tempo di lettura: 4 minuti

La gestione dei primi mesi

Avere tra le braccia il/la proprio/a bimbo/a appena nato/a è un’esperienza unica, si percepiscono un calore ed un profumo del tutto nuovi, d’improvviso il dolore del parto scompare e si comincia una nuova avventura. Eh già, perché di avventura si tratta!

Il miracolo della vita rappresenta qualcosa che lascia sbalorditi: “Come faceva quell’esserino a stare tutto rannicchiato nella pancia? E adesso che è qui e mi guarda mi sembra incredibile”.

Quando si parla di maternità e paternità si è abituati a pensare alla gioia che deriva da una nuova vita, alla felicità che scaturisce dal primo sguardo e alla commozione di un contatto aspettato per mesi. Tutto ciò è sicuramente vero, ma bisogna anche pensare che soprattutto i primi tempi sono molto faticosi, sia fisicamente che mentalmente.

Prima e dopo il parto

L’arrivo di un/a bimbo/a prima di tutto stravolge i ritmi quotidiani, questo è subito evidente: quando si incontrano dei neogenitori, la prima domanda che viene posta, soprattutto verso la mamma, è: “Lo allatti tu? Dorme?”. Questi infatti sono i temi cult e sono indubbiamente quelli che più influenzano il cambiamento dei ritmi prima e dopo il parto, si tratta di un adeguamento sia da parte dei genitori che del/la bambino/a: pensate che dentro la pancia poteva mangiare e dormire quando voleva, tutto era della temperatura giusta, sia il cibo che l’ambiente. Ora fuori dalla sicurezza del grembo materno anche lui/lei deve “prendere le misure” e abituarsi ad un mondo che non conosceva, fatto di suoni, di luci, di voci e percezioni che gli/le erano sconosciuti.

La mamma deve invece adattarsi ad un cambiamento che riveste tutti gli aspetti della sua vita, in primis deve recuperare forze ed energie dal parto, ritrovare una corporeità che per nove mesi è stata altro, affrontare cambiamenti delle ore dedicate al sonno e alle sue necessità e gestire contemporaneamente una nuova creatura: tutto ciò si può sicuramente dire impegnativo.

Una delle prime “prove” infatti è azzeccare le giuste modalità e tempistiche dell’allattamento, tanto più se ciò per la mamma rappresenta la prima esperienza. Oggi si parla di “allattamento a richiesta” per cui la mamma deve poter interpretare quando il/la bimbo/a ha fame e fornire la giusta quantità di latte. Detto così può sembrare scontato, in effetti l’allattamento è un processo naturale per cui in qualche modo si può pensare che avvenga agevolmente in modo spontaneo e questo è sicuramente vero, ma qualora ci fossero delle difficoltà o semplicemente delle domande da porre, la mamma può usufruire benissimo dell’aiuto che viene dato gratuitamente dal personale ostetrico dell’ospedale o dei consultori familiari, ci sono professioniste specializzate proprio nell’allattamento che possono essere veramente di grande sostegno.

Bisogna poi imparare ad interpretare i bisogni del/la bambino/a, noi adulti abbiano tantissime parole ed espressioni facciali e comportamentali per farci capire dagli altri, un/a neonato/a ha solo il pianto per segnalare una sua esigenza e richiamare l’attenzione dell’adulto. A volte il pianto del neonato può mettere preoccupazione perché si pensa che abbia chissà quale disagio, ma si sa bene che esso è un mezzo di comunicazione e viene utilizzato per segnalare che ha fame o sete, che ha sonno, che ha caldo o freddo oppure semplicemente che ha voglia di sentirvi accanto. All’inizio tutti i pianti sembrano uguali poi con il tempo e grazie alle esperienze condivise voi genitori diventerete esperti, non solo riuscirete a capire dal “tipo di pianto” cosa vuole vostro/a figlio/a, ma da alcuni segnali premonitori sarete addirittura in grado di anticipare i suoi bisogni.

Un altro aspetto che di solito è impegnativo, soprattutto a livello emotivo, è il senso di responsabilità che si avverte nei confronti del/la proprio/a bambino/a. Un/a neonato/a infatti dipende totalmente da voi sotto ogni aspetto, ha bisogno di cibo, di stare in un ambiente confortevole e adatto a lui/lei, ha necessità di essere cambiato/a e curato/a, di essere confortato/a, coccolato/a e coinvolto/a nei vostri pensieri.

La cura fisica va di pari passo con la cura psicologica e questo può suscitare spesso domande: “Ma sarò in grado di crescere mio/a figlio/a in modo giusto? Sarò un papà adeguato o una mamma adeguata? E se sbaglio? E se per caso non capisco cosa è meglio per lui/lei?

Sentirsi responsabili è sicuramente una grande fatica, per potersela gestire al meglio è necessario come primo step condividerla con l’altro genitore: aiutarsi nei “turni di notte”, confrontarsi nelle scelte importanti (ma anche quelle quotidiane), evitare che sia solo uno dei genitori a farsi carico di tante piccole decisioni e/o attività è già un buon inizio.

Qualche consiglio per i neo genitori

  • Subito dopo il parto ed il ritorno a casa pensate che avete bisogno di un po’ di tempo nella vostra “nuova” famiglia per adattarvi all’attuale contesto, dedicate quindi spazio e tempo a questo e non a sistemare casa o ad invitare subito parenti amici per cene o visite (a meno che non vengano con scorte di cene e pranzi già preparati e siano pronti ad apparecchiare e a rimettere poi tutto a posto)
  • Soprattutto per le mamme: se siete affaticate cercate aiuto, stare tutto il giorno a casa con un/a bambino/a piccolo/a è faticoso per cui non esitate a chiedere ciò che vi serve di più, può essere l’andare a fare spesa, oppure passare in farmacia o ancora solo compagnia per qualche ora. Possono essere utili anche due ore di “sorveglianza” per il/la piccolo/a mentre lui o lei dorme e voi ne approfittate per fare lo stesso o per fare una passeggiata, così “il/la sorvegliante”, intanto, vi può sistemare qualche lavatrice o i piatti nella lavastoviglie.
  • Nel primo periodo dopo il parto i tempi si sconvolgono un po’ per cui magari vi sembrerà strano che nell’arco di una giornata non siate riuscite proprio a fare nulla. Tranquille! Tutto ciò è assolutamente normale! Avete bisogno di riposarvi e recuperare energie, non di fare una rendicontazione di ciò che avete prodotto in un giorno.
  • In base alla disponibilità dei tempi condividete, fin da subito, la cura di vostro figlio/a con l’altro genitore
  • Non colpevolizzatevi troppo se non riuscite a cogliere subito i segnali di vostro/a figlio/a oppure se pensate di aver sbagliato qualcosa, siete pur sempre umani, dotati di carne, ossa ed emozioni e non di microchip infallibili. Se è vero che un genitore deve essere sufficientemente buono, allora puntate al “6”, andrà più che bene!

Ormai si sa che il concetto di cura comprende tutti gli aspetti, da quelli fisici a quelli emotivi, tutti della stessa importanza per il/la neonato/a questo è fondamentale. A volte quello che risulta veramente necessario è che vostro/a figlio/a vi senta: non bisogna fare altro che stare abbracciati, meglio se “pelle a pelle” soprattutto per i primi periodi. Questo vale sia per la mamma che per il papà ovviamente.

Parlategli/le fin da subito, cantate ninne nanne e abbiate fiducia in ciò che vi trasmettono e soprattutto, se avete bisogno di un aiuto qualsiasi esso sia, non esitate a chiedere ai professionisti del settore (pediatra, ginecologo, ostetrica) poiché, se voi genitori state bene, anche il/la vostro/a bimbo/a ne trarrà un grande beneficio, non solo per il momento presente, ma anche come buon bagaglio personale per il futuro.

 

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