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Se ancora non parla?

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Come supportare lo sviluppo linguistico

Saper comunicare in modo efficiente con gli adulti e con il gruppo dei pari è fondamentale per un/a bambino/a poiché questo gli/le permette di essere inserito/a nel contesto familiare e sociale di riferimento: il linguaggio descrive una delle modalità comunicative principali e rappresenta una delle sfide evolutive più importanti dello sviluppo dell’individuo.

L’acquisizione del linguaggio è frutto di una serie di tappe, il cui inizio non può essere fatto coincidere solo con la nascita poiché determinate strutture cerebrali adibite al processamento del linguaggio si formano nell’utero materno e soprattutto la familiarità con alcuni suoni viene fatta risalire addirittura al tempo gestazionale. Quello che è certo è la gradualità dell’acquisizione linguistica, nel senso che, prima di arrivare alla pronuncia completa e corretta delle varie parole, il/la bambino/a attraversa diverse fasi, ognuna delle quali è propedeutica per quella successiva (per un ulteriore chiarimento e/o approfondimento si rimanda alla lettura dell’articolo “Le tappe dello sviluppo linguistico”). 

A livello statistico si può affermare che la maggior parte dei/lle bambini/e tra i 12 e i 18 mesi comincia a scandire chiaramente diverse parole e le associa distintamente al loro significato (ad esempio dice palla ed intende esattamente l’oggetto con cui sta giocando), tra i 18 ed i 24 mesi poi dovrebbe esserci quella che gli esperti del settore chiamano “esplosione del vocabolario” ovvero un ampliamento significativo del numero dei termini pronunciati correttamente. Tutto questo, come ribadito più volte, nei precedenti articoli, deve tenere in considerazione la variabilità individuale: ogni bambino/a ha i suoi tempi e le sue modalità espressive per cui bisogna mettere sul piatto della bilancia sia delle variazioni temporali proprie che caratteristiche temperamentali e caratteriali personali che possono influenzare, in parte, l’uso del linguaggio.

 

Cosa bisogna fare invece se ci accorgiamo che il/la nostro/a bambino/a non parla in modo fluente come i/le suoi/e coetanei/e? Se abbiamo qualche dubbio in merito al suo sviluppo linguistico?

Alcuni/e bambini/e definiti/e “parlatori tardivi” hanno un’acquisizione più lenta del linguaggio (essa si può collocare tra i due e  i tre anni), essi/esse riescono tuttavia a “recuperare il tempo perso” e ad inserirsi ad esempio nella scuola dell’infanzia, da un punto di vista comunicativo, in modo assolutamente efficiente. In ogni caso o per qualsiasi dubbio, il primo a cui chiedere consigli e spiegazioni in merito è il pediatra di riferimento, come figura medica saprà indicarci se le nostre osservazioni hanno bisogno di essere verificate e approfondite oppure rientrano in quella famosa variabilità individuale che caratterizza i/le bambini/e. Le cause del ritardo nello sviluppo linguistico sono molteplici, possono investire aree cognitive, motorie e psicologiche, ma occorre sempre evitare diagnosi “fai da te” e riferirsi agli specialisti del settore.

Una volta tolto il dubbio di possibili difficoltà nello sviluppo del linguaggio e accertato che si tratta di fisiologicità (e non patologia) è possibile aiutare nostro/a figlio/a, in modo da sollecitare il suo percorso evolutivo nell’acquisizione del linguaggio.  

Possono essere utili semplici accorgimenti quotidiani, i quali a lungo andare stimoleranno l’apprendimento di nuovi vocaboli.

  • In primis fornite al/la bambino/a un ambiente ricco di stimoli sonori: le parole dette in famiglia sono fondamentali, accompagnate ad esempio le vostre (e le sue) azioni con una descrizione verbale, sottolineatela anche con un’intonazione vocale che rispecchi il tono emotivo, vedrete che essa favorirà molto l’imitazione (il linguaggio infatti, come moltissime altre abilità, viene appreso tramite imitazione). Fate in modo che i/le vostri/e figli/e siano anche in contatto con i coetanei poiché anche da loro potranno “prendere spunto” per acquisire nuovi vocaboli.

Per stimolo sonoro si intende anche la musica, va bene ogni genere, purché adatta ad un/a bambino/a: musica che si ascolta, che funge da base per cantare, che dà cadenza e ritmo ad alcuni giochi, potete inserire le note musicali in ogni ambiente della vostra casa, a vostro e a suo piacimento.

  • Date la possibilità ai/lle vostri/e bimbi/e di ascoltarvi mentre leggete loro favole o filastrocche, da quando? Da quando sono ancora in pancia! La lettura partecipativa è uno stimolo impressionante per l’acquisizione del linguaggio fin dalla primissima età!
  • Un meccanismo piuttosto tipico dei genitori di bambini/e che non parlano in maniera fluente è quello di sostituirsi a lui o lei per anticipare ciò che il/la piccolo/a ha intenzione di dire, privandolo/a così del tempo necessario per la giusta formulazione della parola. Se da un lato questo può essere compreso come forma di “premura” da parte dei genitori, dall’altro occorre considerare che ciò può portare il/la bambino/a a non ingaggiarsi in modo funzionale all’apprendimento del linguaggio.
  • Vietati dispositivi tecnologici come tablet, cellulare o pc sotto i due anni di età: la letteratura scientifica ha dimostrato che essi interferiscono in maniera negativa con l’acquisizione di diversi apprendimenti, tra cui il linguaggio.

Se quindi volete stimolare vostro/a figlio/a a parlare non potete dare maggior esempio che voi stessi: parlate, raccontate, cantate, recitate, di sicuro apprezzeranno e avranno a portata di mano una quantità notevole di vocaboli da imitare.

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